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Carta costituzionale della Chiesa

· ​All’udienza generale il Papa parla dello spirito familiare. E i padri sinodali discutono nei tredici circoli minori ·

Mentre i padri sinodali sono riuniti nei circoli minori, Papa Francesco è tornato a parlare delle famiglie, definendole «una delle reti più importanti per la missione di Pietro e della Chiesa». All’udienza generale di mercoledì 7 ottobre, il Pontefice ha illustrato ai fedeli presenti in piazza San Pietro la propria intenzione di accompagnare tutto il percorso del Sinodo dei vescovi con catechesi «ispirate da alcuni aspetti del rapporto indissolubile — tra la Chiesa e la famiglia, con l’orizzonte aperto al bene dell’intera comunità umana».

Angu Walters, «Famiglia»

Partendo dal presupposto che «lo “spirito famigliare” è una carta costituzionale per la Chiesa», il Papa ha constatato come «uno sguardo attento alla vita quotidiana degli uomini e delle donne» mostri in modo immediato «il bisogno che c’è ovunque di una robusta iniezione» di tale “spirito”. Del resto, ha fatto notare, «lo stile dei rapporti — civili, economici, giuridici, professionali, di cittadinanza — appare molto razionale, formale, organizzato», ma al contempo «anche molto “disidratato”, arido, anonimo». Al punto da divenire a volte “insopportabile”, poiché «abbandona alla solitudine e allo scarto un numero sempre maggiore di persone». Ecco allora, ha spiegato Francesco, il merito della famiglia: quello di aprire «una prospettiva più umana» per la società.

Essa infatti, con i suoi «legami di fedeltà, sincerità, fiducia, cooperazione, rispetto», «incoraggia a progettare un mondo abitabile e a credere nei rapporti di fiducia, anche in condizioni difficili; insegna a onorare la parola data, il rispetto delle persone, la condivisione dei limiti». Soprattutto è «attenta i membri più piccoli, più vulnerabili, più feriti, e persino più disastrati», come dimostra il fatto che «nella società, chi pratica questi atteggiamenti, li ha assimilati dallo spirito famigliare».

Eppure, si è rammaricato il Pontefice, alla famiglia «non si dà il dovuto peso — e riconoscimento, e sostegno — nell’organizzazione politica ed economica». Basti guardare a come «con tutta la sua scienza, la sua tecnica» la società moderna non sia ancora in grado di tradurre le conoscenze acquisite «in forme migliori di convivenza civile». Anzi, «l’organizzazione della vita comune si incaglia in una burocrazia estranea ai legami umani fondamentali». Addirittura «il costume sociale e politico mostra segni di degrado», finendo nella situazione paradossale per cui «l’ottusità tecnocratica e il familismo amorale si congiungono e si alimentano a vicenda».

Perciò, ha concluso Francesco, «la Chiesa individua oggi, in questo punto esatto, il senso storico della sua missione a riguardo della famiglia e dell’autentico spirito famigliare». E lo fa «incominciando da un’attenta revisione di vita, che riguarda sé stessa». Nonostante tutto, infatti, «la Chiesa è e deve essere la famiglia di Dio». E in essa le famiglie costituiscono «non una rete che fa prigionieri», ma che al contrario «libera dalle acque cattive dell’abbandono e dell’indifferenza, che affogano molti esseri umani nel mare della solitudine e dell’indifferenza». In effetti, ha commentato il Pontefice, «le famiglie sanno che cos’è la dignità del sentirsi figli e non schiavi, o estranei, o solo un numero di carta d’identità».

La catechesi del Papa 

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