Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Caro vecchio continente

· La musica europea alla Biennale di Venezia ·

Finito il tempo degli estremisti, in realtà già da un po’, nella musica contemporanea i linguaggi si moltiplicano, si inseguono e puntano «verso una creatività orientata alla dimensione percettiva dell’ascolto che oggi abbraccia finalmente anche altre pratiche e generi musicali». Lo ricorda il direttore artistico della Biennale Musica di Venezia, Ivan Fedele, esplicitando le linee guida del festival di quest’anno, il sessantatreesimo, ottavo sotto la sua guida, che si è appena concluso. In effetti differenti linguaggi e grandi compositori sono sfilati in laguna in questi anni, primo tra tutti quel Pierre Boulez che in gioventù bullizzava quelli che definiva «compositori inutili», a partire da Arnold Schönberg, e che nel 2012, ricevendo il Leone d’Oro alla carriera proprio da Fedele, sembrava avere dimenticato le frasi al vetriolo che avevano messo in un angolo tutta un’ala creativa. L’età a qualcosa serve.

Michele Marelli  al clarinetto con l’ensemble  dell’Orchestra della Toscana

A partire da quell’incontro, Fedele ha costruito una serie di festival che quest’anno sono sfociati in un ritorno all’Europa. «Dopo i temi trattati nelle due edizioni precedenti, che riguardavano le relazioni tra musiche e culture del continente asiatico (2017) e di quello americano (2018)», è arrivato il momento di occuparsi «di alcune delle realtà più interessanti (compositori e interpreti) del “vecchio continente”, che resta un punto di riferimento della musica e, in generale, della cultura del nostro tempo». Un continente che del resto «non ha cessato di porsi domande cruciali riguardo all’arte e alla sua relazione con il proprio presente».

In quest’ottica il Leone d’Oro alla carriera 2019 è andato a George Benjamin, londinese classe 1960, del quale è stato eseguito il primo lavoro operistico di ampio respiro: Written on Skin, eseguito dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Clemens Schuldt. Ma mentre Benjamin ripensa il teatro musicale con una operazione di raccordo con il passato, sul fronte opposto il franco-greco Georges Aperghis (Leone d’Oro 2015) punta al rinnovamento della pratica musicale tentando di integrare in un proprio universo surreale elementi vocali, strumentali, gestuali, scenici e tecnologici. Su questo ragiona Thinking Things, ultimo lavoro di Aperghis, proposto in prima italiana a Venezia, scritto per quattro interpreti, estensioni robotiche, video, luci ed elettronica. L’uomo e la macchina, tema attualissimo.

Uomo e macchina convivono felicemente anche nella musica di Michel van der Aa, olandese classe 1970, che nel suo Hysteresis, per clarinetto, ensemble e traccia registrata, mette insieme con classe vecchio, nuovo, tecnologia, tecnica e virtuosismo strumentale. Michele Marelli al clarinetto è grintoso ed espressivo. Gli strumentisti dell’Orchestra della Toscana precisi come sempre, abituati ormai da anni a frequentare la musica contemporanea costantemente. Sul podio Peter Rundel è una sicurezza. L’autore parte da un concetto extramusicale, dal fenomeno per cui un sistema dipende tanto dall’ambiente presente quanto dal suo passato, dalla sua “memoria”. E la memoria diventa suono elaborato elettronicamente, che dialoga e si fonde con il clarinetto solista. Gran pezzo.

Nello stesso concerto, il 5 ottobre al Teatro alle Tese, veniva proposta la prima assoluta di Rappresentazione di anima e di corpo di Claudio Ambrosini, per soprano (Françoise Kubler) e clarinetto basso (Armand Angster). Qui di Emilio de’ Cavalieri, che nel Cinquecento usò lo stesso titolo, non c’è niente, nemmeno la contrapposizione tra anima e corpo, due elementi che Ambrosini tiene assieme in una sintesi positiva e anche un po’ ottimistica. I solisti, utilizzati in maniera molto misurata, fondono corpo e materia, dalla scintilla iniziale parte il soffio che gradualmente diventa suono, canto, parola, vita. Successo.

Chiusura in gloria con il Konzert in einem Satz di Wolfgang Rihm per violoncello e orchestra, con uno splendido Fernando Caida Greco come solista. Chissà perché non usa il puntale del violoncello e lo tiene tra le gambe come fanno spesso gli specialisti di musica antica? Rihm comunque sicuramente non è antico, ma nemmeno radicalmente innovatore. Personaggio di assoluto riferimento nella musica contemporanea, tra i più eseguiti al mondo, prolifico ed espressivo, il compositore di Karlsruhe, classe 1952, si è preso sulle spalle la tradizione tedesca e la porta avanti in maniera originale, con tante idee ma senza estremismi. Un frullato finissimo dove dentro c’è di tutto. Un magma in continuo mutamento, che sviscera, smonta pezzo a pezzo e ricostruisce con una maestria assoluta tutti gli stilemi che si sono stratificati nel tempo, da sempre a oggi. Del resto nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, poi Zygmunt Bauman insisteva che nel «sistema liquido» di riferimento in cui viviamo «la diversità è la nuova verità». In questo senso Rihm quindi è assolutamente “vero”, che piaccia o no, e non sempre piace a tutti. Ai tempi della Scuola di Darmstadt, centro dell’avanguardia più radicale del secondo Novecento, non piaceva a nessuno e i fautori della via unica al pentagramma, quando lo usavano, lo guardavano in cagnesco. Uno dei suoi maestri, Karlheinz Stockhausen, pur non condividendo le sue idee comunque gli disse: «segui sempre la tua voce interiore». Lui l’ha fatto e così abbiamo Stockhausen e Rihm, due grandi.

L’eredità maggiore del Novecento è proprio la pluralità linguistica, con buona pace di Boulez che è stato un grande compositore, ma poco inclusivo, anche se poi non se lo ricordava bene. La Biennale quest’anno, in alcuni concerti, ha dato spazio e vita alla ricchezza dei nostri tempi.

di Marcello Filotei

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE