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​Carmela e Veronica:
le donne si ribellino
e denuncino gli abusi

· Le voci delle donne ·

«Sono arrivata qui nel 2010 ed ero da sola a occuparmi di abusi. Sul territorio c’era soltanto lo sportello antiviolenza del CentroHurtado dei Gesuiti, erano loro che raccoglievano le testimonianze delle donne, loro che per primi hanno sentito l’esigenza di creare una rete con i servizi istituzionali. In quel periodo capitava spesso che mi chiamassero dicendo: «Guarda Carmela, c’è questa signora che ha una situazione particolare, avrebbe bisogno di parlare con te...». Allora uscivo dal commissariato e la incontravo. Senza divisa, creando un dialogo, spiegandole cosa potevamo fare per aiutarla».

Carmela Serrone e Veronica Quaranta (per gentile concessione di Giulio Piscitelli)

Carmela Serrone, ispettore capo dell’ufficio anticrimine del commissariato di Scampia, specializzata da dieci anni in abusi sulle donne, racconta che il suo lavoro è iniziato così: dalla determinazione di quei gesuiti a fare qualcosa per aiutare le donne vittime di violenza. «Quel tipo di lavoro, durato circa due anni, è servito a dare fiducia alle donne rispetto alla Polizia e a portare alla formazione di una sezione specializzata per questi reati, dove ora lavoro con la collega Veronica Quaranta». Carmela e Veronica oggi sono molto conosciute nel quartiere, punti di riferimento per una rete rosa che nel frattempo si è creata.

«Non credo sia un caso — nota Veronica — se siamo soprattutto donne: ci sono le referenti delle onlus impegnate contro la violenza di genere come la Dream Team o la WeWorld, le presidi delle scuole che cercano di sensibilizzare le loro alunne, come quella della Virgilio iv che sta qui vicino, la responsabile del Centro Dafne dell’ospedale Cardarelli, da cui ci arrivano molte segnalazioni di maltrattamenti, le dottoresse della nostra Asl, le consulenti del Cav dell’VIII municipio... è una questione di sensibilità!». Una rete che si attiva ogni volta che una donna è in pericolo e ha come centro l’ufficio di Carmela e Veronica.

«Quando nel 2012 è arrivata la collega — ricorda Carmela — siamo state travolte da un fiume di denunce: la voce che a Scampia c’erano “due poliziotte toste” aveva iniziato a circolare, e il commissariato ha una giurisdizione molto ampia, perché comprende Scampia ma anche Piscinola, Chiaiano e Marianella, cioè circa 192 mila abitanti, e abbiamo una disoccupazione altissima, soprattutto femminile, che è un fattore di rischio». Oggi ogni anno ricevono più di 200 denunce, praticamente un caso ogni due giorni: abusi psicologici, violenza fisica, abusi sessuali, violenza assistita a cui vengono sottoposti i figli.

«Quello degli abusi — sottolinea Veronica — è un fenomeno che non è paragonabile ad altri tipi di reati. Qui devi entrare nella vita delle donne, se necessario ascoltarle anche per ore, ricostruire il loro vissuto. E ogni caso è diverso dall’altro, non si può avere un approccio meccanico: capita di avere a che fare con la ragazzina di diciott’anni controllata dal fidanzato-stalker e con la donna di mezza età che ha subìto maltrattamenti dal marito per vent’anni, ma in tutti i casi c’è una battaglia culturale da affrontare, contro una mentalità patriarcale per cui la donna deve subire». Una battaglia senza orari, il cellulare sempre accesso.

Riportano storie di donne con ossa e denti rotti, ridotte in condizioni di schiavitù da mariti-orchi e salvate da vicine di casa coraggiose, come quella «arrivata a pesare 42 chili, piena di cicatrici» che ora è rinata. Altre di figli adolescenti, che, vedendo la madre subire per anni, sono andati loro in commissariato. Un mondo in cui la speranza ha i volti di Carmela e Veronica, le quali — forse per vicinanza con quei gesuiti da cui tutto è iniziato — sembrano spinte da un magis laico a cercare giustizia, a combattere sempre più efficacemente ogni forma di abuso contro ogni donna maltrattata. Con una promessa: «Ribellatevi, denunciate, saremo con voi».

di Elisa Storace

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07 dicembre 2019

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