Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Carlo dai mille volti

· La devozione per il Borromeo nei teleri del Seicento ·

Una felice circostanza ha fatto sostanzialmente coincidere la pubblicazione di Annalisa Albuzzi, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: «Per compire l'apparato che suole farsi ogn'anno nel duomo di Milano». I più tardi teleri sulla vita di san Carlo dal progetto alla realizzazione (Perugia, Editrice Pliniana, 2009), con il quarto centenario della canonizzazione del santo, proclamata da Papa Paolo v Borghese il 1° novembre 1610.

Ben noti sono i solenni festeggiamenti organizzati all'epoca dalla città di Milano (in primis dalla veneranda Fabbrica della cattedrale) alla notizia tanto attesa e desiderata. A partire dalla confezione di un magnifico apparato che comprendeva venti grandiosi quadroni, destinati a essere annualmente esposti in duomo, in una sorta di ideale galleria, per ricordare, anzi, quasi per voler imprimere nell'immaginario dei milanesi i racconti che si trasmettevano l'uno all'altro, di casa in casa, sulla memorabile vita del loro santo vescovo. Se pensiamo che altri ventiquattro quadri furono dedicati ai miracoli operati dal Borromeo, possiamo innanzitutto rilevare come l'agiografia carolina si sia sviluppata insieme all'iconografia, alimentandosi entrambe in reciproco vantaggio, secondo un progetto non a caso coscientemente perseguito dal cardinale Federico Borromeo, cugino di Carlo.

Ciò che la studiosa ha definito «canone paradigmatico» — la serialità standardizzata dei temi proposti dai teleri — trovò ampia diffusione e lo spirito che l'aveva animato continuò a mietere frutti per tutto il Seicento — senz'altro fino agli anni Novanta del secolo — quando furono realizzati gli ultimi otto grandi quadroni a completamento del ciclo borromaico. E siamo così giunti al cuore e, nello stesso tempo, a una delle novità più qualificanti del volume.

Annalisa Albuzzi, dopo aver raccolto e vagliato una bibliografia puntuale e cospicua, che sarà senz'altro di grande utilità a quanti vorranno inerpicarsi per questi non agevoli sentieri, attraverso una minuziosa ricerca di carattere archivistico è riuscita in modo convincente a offrire una risposta finalmente sicura in merito all'ideazione e alla datazione di tutti i teleri, nonché alla paternità e alla committenza della maggior parte di essi. Cosa non da poco, qualora si ponga mente che i risultati della letteratura storico-artistica — malcerti e spesso ancorati unicamente a una metodologia purovisibilista — non erano stati rivisitati con sistematicità da quasi mezzo secolo.

Il motivo di questo oblio va anche ricondotto a un equivoco di fondo: ritenere, cioè, che gli ultimi teleri fossero stati voluti dalla Fabbrica. In realtà fu la Congregazione dello Scurolo — un'istituzione fino a oggi poco nota, eretta dallo stesso Federico Borromeo nel 1622 per governare il continuo afflusso dei fedeli alla tomba del santo e, di conseguenza, favorire l'ordinato sviluppo del culto — a interessarsi del completamento della straordinaria impresa artistica e devota a un tempo. Nei documenti di un archivio, purtroppo disseminato in più istituzioni, ma che l'acribia della studiosa è riuscita in gran parte a ricuperare, si sono trovate le notizie che hanno gettato finalmente luce sulla genesi, sulla preparazione e sulla realizzazione del progetto a opera di artisti tra i più significativi del tardo Seicento milanese: Cesare Fiori, Giorgio Bonola, Filippo Abbiati, Andrea Lanzani, Carlo Preda e, a sorpresa — ma nemmeno troppo — Federico Panza e Federico Maccagno.

Questo libro di Annalisa Albuzzi, una vera miniera di puntuali notizie adeguatamente contestualizzate, non soltanto si segnala per la precisa ricomposizione delle tappe che segnarono la realizzazione dei teleri. Vengono, infatti, acquisiti, per la prima volta nella storia del culto carolino una serie di elementi che ne dimostrano la continuità per tutto il secolo XVII, e ciò grazie all'impegno congiunto dei vertici della Chiesa e della società (governatori spagnoli, élite comunali e univeritates ), intimamente collegati in un grande sforzo collettivo di arte e di pietà. La devozione a san Carlo fu alimentata in modo determinante da un costante riferimento a quelle iniziative che al momento della canonizzazione avevano trovato adeguata espressione nei grandi apparati effimeri e barocchi del primo Seicento, capaci di coinvolgere con entusiasmo il popolo nella celebrazione dei santi. Pochi anni avanti la canonizzazione dell'arcivescovo di Milano, nella primavera del 1608, gli stessi cerimoniali, con i medesimi apparati (se non proprio gli stessi nel dettaglio), si erano svolti per la canonizzazione di santa Francesca Romana, decretata dal medesimo Papa, il romano Paolo v. Nel caso della santa dei Ponziani, detta pure «una santa tutta romana», il coinvolgimento della città di Roma e dei suoi magistrati, fu un fatto scontato; con la canonizzazione di Carlo Borromeo, detto anche speculum episcoporum , il riconoscimento della santità riprese a essere percepito al centro della cattolicità per coinvolgere poi tutta la Chiesa. Per il loro «grande» Carlo i milanesi, e non soltanto loro, vollero sempre espressioni grandiose; il culto mantenuto vivo lungo tutto il Seicento, come ne è conferma la storia degli ultimi teleri, troverà ben presto uno sviluppo nell'eccezionale monumento eretto sul colle di Arona. Ma a proposito di santa Francesca Romana si può aggiungere un particolare curioso. In tutte le chiese dei monaci benedettini di Monte Oliveto, a cominciare dalla stessa abbazia delle crete senesi da cui derivano il nome, accanto alla devozione, ovvia, per santa Francesca, loro oblata in Santa Maria Nova, vi è sempre un segno di devozione, un quadro, un altare, o altro, in onore di san Carlo Borromeo, per ricordare, idealmente congiunte, le due grandi canonizzazioni del pontificato di Paolo v, alle origini della imponente storia della santità nell'età moderna.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

15 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE