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Carità sotto le bombe

· Intervista a monsignor Giampietro Dal Toso sull’attività delle organizzazioni cattoliche in Siria e Iraq ·

In Siria e Iraq sono quattro milioni e mezzo le persone assistite direttamente dalle organizzazioni caritative cattoliche, con dodicimila operatori impegnati nelle due aree di conflitto e nei paesi vicini dove hanno trovato rifugio i profughi. «È una missione sul campo che vede la Chiesa cattolica in prima linea con un investimento di 207 milioni di dollari per il solo 2015» afferma monsignor Giampietro Dal Toso, segretario del pontificio consiglio Cor Unum, che sta mettendo a punto l’agenda della quinta riunione di coordinamento per gli organismi caritativi cattolici impegnati per i due paesi, insieme alle forze delle Chiese locali, prevista per la giornata di giovedì 29 settembre. 

Una bambina nel campo profughi di Domiz  nel nord dell’Iraq (foto Unicef)

Con una novità importante: stavolta sarà personalmente Papa Francesco ad aprire i lavori, confermando l’interesse prioritario della Santa Sede. «Solo in Siria le vittime finora accertate della guerra, secondo dati Onu, superano le 270.000, e gli sfollati sono 8,7 milioni, ai quali si aggiungono i 3,4 milioni di sfollati iracheni» denuncia monsignor Dal Toso, che nell’intervista all’Osservatore Romano fotografa l’azione caritativa della Chiesa cattolica in quel difficile contesto.

Da dove comincerete per affrontare le emergenze in Siria e Iraq?

Anzitutto dalle indicazioni che darà il Papa. Toccherà poi al cardinale segretario di Stato Pietro Parolin fare il punto della situazione. Ci sarà anche un confronto faccia a faccia con Staffan de Mistura, inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la Siria. Poi gli ottanta partecipanti all’incontro si riuniranno in gruppi di lavoro per delineare i progetti concreti da portare avanti insieme.

La presenza di un alto rappresentante dell’Onu conferma l’impegno della Santa Sede a battere tutte le strade per arrivare alla pace.

Mi preme sottolineare come la presenza di Staffan de Mistura a Roma, soprattutto in questo momento, rivesta un grande valore. Mentre la guerra infiamma ad Aleppo, e la comunità internazionale cerca faticosamente un accordo, la voce del Papa servirà ancora a dare sostegno alle istituzioni internazionali affinché perseguano senza stancarsi una strategia per arrivare finalmente alla pace.

Per aiutare bisogna conoscere le situazioni concrete, le vere necessità delle popolazioni colpite dalla guerra.

È esattamente la nostra strategia. E il primo ad applicarla è il Papa, che non perde occasione per ribadire l’importanza di trovare una soluzione al conflitto, per ricordare le grandi sofferenze delle popolazioni e per denunciare il pericolo della eradicazione delle comunità cristiane dal Medio oriente. C’è poi il lavoro della Segreteria di Stato e il servizio pastorale della Congregazione per le Chiese orientali, oltre all’impegno umanitario del Pontificio consiglio Cor Unum. Tutta questa opera di pace e di carità viene sempre più riconosciuta e apprezzata.

di Giampaolo Mattei

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19 marzo 2019

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