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Le conseguenze dell’amore

· Perché la carità della Chiesa ha bisogno anche di strutture organizzative ·

(il testo integrale è disponibile sul sito del Pontificio Consiglio "Cor Unum" - http://www.corunum.va)

Il motu proprio Intima Ecclesiae natura rappresenta una grande novità dal punto di vista canonistico e storico, la cui diffusione è stata affidata al Pontificio Consiglio Cor Unum. 

Le origini del testo sono da ricercare nell’enciclica Deus caritas est, del 25 dicembre 2005, la prima enciclica di Benedetto XVI, nella quale ha voluto per la prima volta nella storia delineare le caratteristiche teologiche e pastorali dell’attività caritativa della Chiesa. In quell’enciclica, al numero 32, Benedetto XVI rileva una lacuna nel Codice di diritto canonico, che descrive sì in dettaglio i compiti del vescovo nella catechesi e nella liturgia, ma è molto limitato per quanto riguarda il servizio della carità.

Il testo si compone di due parti: una introduzione che richiama alcuni principi teologici fondamentali e svolge una breve lettura del fenomeno, e una parte dispositiva che contiene 15 articoli. Di per sé il testo, dal punto di vista canonico, contiene poche novità normative. Tuttavia si tratta di una legge universale e ha il grande pregio, per la prima volta, di raccogliere e di specificare una regolazione del servizio della carità. In tal modo ha una funzione piuttosto complementare e integrativa rispetto al Codice. In ogni caso, vorrei sottolineare l’opportunità della presente legislazione almeno per i seguenti motivi: si acquisisce ora anche canonicamente in maniera chiara che questa dimensione è costitutiva della Chiesa; si assume la necessità di un’organizzazione del servizio della carità ecclesiale; la legislazione canonica assume l’importanza dell’aspetto dottrinale di questo servizio, oltre che delle questioni legate alla gestione del personale e delle finanze.

 Giampietro Dal Toso

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17 ottobre 2019

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