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Caravaca la città dei mistici

· Una mostra rende omaggio a Teresa di Gesù e Giovanni della Croce ·

Antoni Tàpies, «Cruz y tierra» (1975, particolare)

«Solo due città spagnole hanno ospitato fondazioni di Teresa di Gesù e Giovanni della Croce, Segovia e Caravaca de la Cruz» spiega Nacho Ruiz, uno dei curatori della mostra Místicos. Santa Teresa de Jesús y san Juan de la Cruz, luz en el Siglo de Oro che sarà inaugurata il prossimo 28 settembre nel centro dell’antico regno della Murcia. Teresa scelse Caravaca de la Cruz per far nascere il suo dodicesimo convento nel 1576, Giovanni della Croce avrebbe fatto la stessa cosa qualche anno più tardi, nel 1587.

«La Caravaca del sedicesimo secolo era una città con un patrimonio simbolico immenso, materializzato nella reliquia della Vera Croce» continua Nacho Ruiz intervistato da Juan Carlos Rodríguez di «Vida Nueva»; la mostra, allestita in stretta collaborazione con l’Ordine dei carmelitani scalzi, sarà un’occasione preziosa per immergersi in quella luce spirituale che ha fatto risplendere il siglo de oro spagnolo.

Accanto alla pittura di classici come El Greco, Alonso Cano, Ribera, Murillo, El divino Morales e Salzillo (di cui sarà esposta una Vergine del Carmine ancora inedita), ci saranno anche esponenti importanti delle avanguardie del Novecento.

«Santa Teresa — continua il curatore della mostra — è onnipresente nella cultura iberica fino al ventesimo secolo e continua a esserlo anche ai giorni nostri. In questo caso abbiamo cercato di liberarla dal peso della storia, e lo stesso abbiamo fatto con Giovanni della Croce; una delle chiavi interpretative di Místicos è che queste due figure hanno aperto spazi di libertà».

Nell’allestimento, che sarà visitabile fino al prossimo 6 gennaio, ci sarà una sezione dedicata al contesto politico ed economico in cui sono fioriti Teresa di Gesù e Giovanni della Croce — oltre a Ignazio di Loyola e san Pietro di Alcántara — ma si tratta solo di un inquadramento storico necessario per fare un passo ulteriore, gettando una luce nuova su un’epoca di cui pensiamo di sapere già tutto.

«Quando si parla di siglo de oro — continua Nacho Ruiz — non si insiste mai abbastanza sull’esperienza del rapimento mistico, una costante nella pittura spagnola del xvii secolo. Tranne Velázquez, troviamo questo tema in Ribera, in Valdes Réal e in Murillo. L’elemento mistico è fondamentale e cerchiamo di raccontarlo con una narrazione per immagini, attraverso pezzi iconici».

Le stesse biografie di Teresa d’Ávila e Giovanni della Croce vengono rilette a partire da elementi molto importanti ma non sempre adeguatamente conosciuti. Le vite dei santi non smettono di parlare alla modernità, e questo è successo anche nel secolo breve.

«Abbiamo davanti la storia ufficiale di santa Teresa, ma anche la narrazione per immagini che nasce da artisti dell’avanguardia, soprattutto degli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, quando gli artisti astratti — che erano Antoni Tàpies, Eduardo Chillida, Antonio Saura e Lucio Muñoz — si incontrano con la poesia di san Giovanni della Croce. Da qui scaturirà una pagina luminosa della cultura del ventesimo secolo». (silvia guidi)

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21 agosto 2019

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