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Capolavoro
del pensiero medievale

· Nuova traduzione italiana della «Summa theologiae» ·

In Italia le traduzioni di molti testi dell’Aquinate sono legate alla figura del domenicano Tito Sante Centi; tra il 1950 e il 1974 ha curato per Salani la prima traduzione integrale in italiano della Somma in 35 volumi. E dal 2009 una traduzione italiana della Summa theologiae è anche in rete. Della rete si avvale l’editrice Città Nuova per diffondere le sue edizioni bilingui. «Primi Secoli» è una piattaforma di ricerca progettata per rendere possibile un accesso immediato al patrimonio di letteratura patristica pubblicato in oltre sessant’anni di attività editoriale e filologica. Su questo sito verranno progressivamente resi disponibili tutti i testi, in latino e in italiano, di Origene, Tertulliano, Cipriano, Agostino e degli altri autori presenti nelle Grandi Opere dell’editrice. Il portale consente di ricercare parole e radici nei testi presenti nel database, ma anche di compiere ricerche negli indici (analitici, dei luoghi e delle frasi celebri) pubblicati a corredo dei volumi cartacei. La ricerca può inoltre essere raffinata con le funzioni avanzate che, attraverso l’impiego di criteri booleani, permettono di ottenere dei risultati più precisi e funzionali a ciascuna necessità di lavoro e approfondimento.

Autografo della «Summa contra gentiles» di Tommaso d’Aquino (XIII secolo; codice Vaticano latino 9850, fogli 7verso-8recto)

Nella grande quantità di libri che invade settimanalmente le librerie ormai in mano alla grande distribuzione — libri quasi sempre inutili, detti di attualità perché legati alle parole di qualche politico di turno, libri che non lasciano traccia, si leggono e si gettano — è piacere trovare, il più delle volte nascosti in un angolo sperduto e dimenticati anche dal solerte libraio, libri di peso: «roba grave», come consigliava Benedetto Croce al giovane Laterza agli inizi della sua attività editoriale sul principio del Novecento. Sono gli «Scrittori greci e latini» della Fondazione Valla, i volumi di medievistica della Fondazione Franceschini e della Sismel, la Società internazionale per lo studio del medioevo latino, o quelli della Scuola Normale di Pisa (con la monumentale Bibliotheca di Fozio). 

A questi si aggiunge ora una nuova traduzione — con testo a fronte — della Summa theologiae di Tommaso d’Aquino (così il titolo di tradizione più antica), uno dei vertici della riflessione filosofico-teologica medievale. Per l’editore Città Nuova ha curato la traduzione, le note, gli apparati Fernando Fiorentino, e ha scritto la ricca introduzione Pasquale Giustiniani. A questo primo volume (pagine 1659, euro 39) seguiranno altri tre a completamento dell’opera. Edizione e traduzione molto curate, con utilissimi apparati esegetici, come quello che indica, per ogni quaestio, i luoghi paralleli in altre opere di Tommaso.
L’introduzione è amplissima e offre veramente un sontuoso ingresso nel complesso mondo speculativo della Somma di teologia, con grande attenzione al complesso equilibrio fra la rigorosa riflessione filosofica e l’esperienza di fede che è fonte inesauribile per la ragione, insieme alla meditazione della Bibbia. Giustamente nell’introduzione non si ripropone — come fu caro a certo neotomismo — il tema della «distinzione formale» fra filosofia e teologia del tutto estranea a Tommaso d’Aquino, almeno nei termini che gli sono stati attribuiti; poiché il lavoro del teologo è speculativo per costruire una «teologia come scienza» secondo una tematica che fu imposta da Marie-Dominique Chenu e dalla scuola di Le Saulchoir in tutta la sua importanza.
A proposito delle vie della riflessione filosofica può destare qualche perplessità il ricorso non infrequente a categorie interpretative fuori dall’orizzonte culturale del XIII secolo e di moda oggi, come i riferimenti a Heidegger, all’ermeneutica, alla fenomenologia. Mentre forse poteva farsi più spazio all’aristotelismo di Tommaso, nel senso di una sua rigorosa e originale utilizzazione, determinante per tutta la sua riflessione filosofico-teologica. E non solo per la metodologia e l’epistemologia, né esclusivamente per l’utilizzazione dei concetti metafisici fondamentali, bensì per tutta la concezione fisico-metafisica del mondo propria dell’aristotelismo impostosi come “la filosofia” fra i secoli xii e xiii e universalmente accolto nei secoli seguenti; in particolare la stretta connessione tra fisica e metafisica non dovrà mai essere dimenticata.
Per restare a questa prima parte della Summa, proprio la seconda quaestio con le celebri cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio, ci introduce direttamente nel mondo aristotelico come si configura soprattutto nel xii libro della Metafisica ove l’esistenza di un primo motore immobile — et hoc omnes intelligunt Deum — è dimostrata per la necessità di dare un motore al cielo delle stelle fisse (per i tempi di Tommaso il sopraggiunto primo mobile) al di là del quale non si può procedere perché il mondo fisico è perfetto in quanto finito. Solo in questo mondo finito diviene necessario un primo motore.
Siamo alla seconda quaestio della Summa; nelle ultime di questa prima parte, l’aristotelismo — con la sua concezione della causalità verticale — fa i conti con l’angelologia; altro capitolo, come già notava Étienne Gilson, spesso trascurato dagli studiosi di Tommaso (ma non da Pasquale Porro e da Thomas Litt) così da creare un vuoto nell’intero sistema fisico e metafisico di Tommaso perdendone l’equilibrio.
Si pone qui il problema dell’intervento degli angeli (analogamente alle aristoteliche sostanze separate) attraverso i corpi celesti nelle azioni degli uomini. Problema cruciale della scienza del tempo e della riflessione sul libero arbitrio. Posto infatti che — come scriveva Tommaso al generale dell’ordine nel 1271 — «nessun uomo colto mette in dubbio che tutti i moti naturali dei corpi inferiori siano causati dal moto dei corpi celesti», e se come si legge qui nella Summa «le sostanze spirituali, le quali muovono i corpi celesti, agiscono certamente sui corpi per mezzo dei corpi celesti», sicché «la multiformità dei moti dei corpi si riduce all’uniformità dei moti celesti come alla propria causa» ( quaestio 115, art. 4), si pone il problema della libertà del volere.
L’anima razionale e, quindi, le sue facoltà non sono sottoposte direttamente al moto dei cieli, ma questi possono indirettamente condizionarle agendo sul corpo in quanto cause dirette dei temperamenti e delle passioni. E poiché gli uomini seguono in gran parte le passioni indotte dai corpi celesti, essi sono in genere sottoposti al moto dei cieli anche nelle loro scelte; per questo gli antichi affermavano, come ricorda Tommaso citando un detto attribuito a Tolomeo, che solo «il sapiente dominerà le stelle» in quanto capace di dominare le passioni. «Ecco perché — conclude Tommaso — gli astrologi possono predire cose vere nella maggior parte dei casi e soprattutto in generale».
È un esempio fra i tanti possibili dell’importanza che viene ad assumere nella riflessione teologica di Tommaso — e dei suoi contemporanei — la concezione aristotelica del mondo come trasmessa e interpretata soprattutto dagli arabi, e della necessità di non amputare il pensiero tomista di temi e di problemi “inattuali”. Ma sono considerazioni del tutto marginali rispetto al grande impegno scientifico posto nel realizzare questa nuova presentazione di un capolavoro del pensiero medievale.

di Tullio Gregory

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23 ottobre 2019

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