Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Capolavori strappati

· Storia e fortuna della pratica del distacco delle pitture murali ·

«A una mostra di affreschi staccati — spiega Luca Ciancabilla ad Alessandro Scafi che lo sta intervistando — aveva già pensato Roberto Longhi nel 1957. Nel 2009 ho scritto una monografia dedicata alla storia secolare del trasporto delle pitture murali, e l’anno successivo Claudio Spadoni, che conosceva bene l’esposizione promossa da Longhi a Firenze più di cinquant’anni fa, ha deciso di allestire questa mostra a Ravenna». 

Ercole De Roberti, «Maddalena piangente» (XV secolo)

La mostra di cui stanno parlando i due curatori è «L’incanto dell’affresco: Capolavori strappati da Pompei a Giotto, da Correggio a Tiepolo» allestita al Museo d’Arte della città di Ravenna. Il progetto espositivo, aperto fino al 15 giugno, è ambizioso e innovativo: ripercorrere la storia e la fortuna della pratica del distacco delle pitture murali. Un tale racconto, sconosciuto al grande pubblico, si intreccia alle vicende del gusto, del collezionismo, del restauro e della tutela del patrimonio pittorico. Il distacco di una pittura dal suo muro, strappata dal suo contesto e dalla sua funzione, è un’operazione difficile e controversa (“dolorosa” come disse nel 1957 Alberto Martini), che però ha spesso prolungato la sua sopravvivenza.

Protagonisti della mostra sono i grandi maestri della pittura italiana e gli “estrattisti”; le sei sezioni sono ordinate secondo un criterio storico, ma invece di considerare la data dell’esecuzione dei dipinti, la cronologia segue quella del loro distacco.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE