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Capolavori in rosso e nero

· Nel catalogo della collezione Astarita dei Musei vaticani ·

L’immagine elegante e solenne di un giovane nel simposio, comodamente appoggiato a un cuscino rigonfio, un enorme contenitore a stento abbracciato da cui si appresta a bere con distaccata serenità, fu dipinta da un maestro ateniese oltre venticinque secoli fa. Nelle intenzioni del suo artefice, che voleva rappresentare un convito particolare — si pensi a festività legate al culto di Dioniso come le Antesterie all’avvicinarsi della primavera che prevedevano un consumo smodato del vino — il nostro “bevitore” nella realtà si doveva lentamente palesare agli occhi di un simposiasta che, sorseggiando il vino, andava a scoprire il fondo della coppa sulla quale era dipinto.

Kylix attica a figure rosse,  del cosiddetto Pittore di Mario. Giovane in un simposio (520 prima dell’era cristiana)

Oggi la stessa immagine introduce il lettore alla consultazione del catalogo La Collezione Astarita nel Museo Gregoriano Etrusco. Ceramica attica bilingue a figure rosse e vernice nera di Giulia Rocco, con i contributi di Jasper Gaunt, Mario Iozzo e Aaron J. Paul (Edizioni Musei Vaticani, Città del Vaticano, 2016, pagine 560 + 272 tavole, euro 180), che viene presentato nei Musei vaticani mercoledì 16 novembre.

L’opera rientra nel programma di edizione scientifica integrale della collezione che negli anni ha già visto l’uscita dei volumi dedicati ai vasi italioti ed etruschi (Arthur Dale Trendall, 1976), alla ceramica attica a figure nere (Mario Iozzo, 2002) e a quella di produzione non attica (Mario Iozzo, 2012). Con i suoi 424 pezzi illustrati, tra vasi e frammenti, di cui ben 239 attribuiti a 106 figure diverse tra ceramisti e pittori, il catalogo rappresenta l’edizione di riferimento da anni attesa dalla comunità degli studiosi, non solo per quanto restava inedito ma anche per gli oggetti entrati in vario modo nella bibliografia. Al contempo offre un campionario rappresentativo della migliore produzione di ceramica ateniese a figure rosse dal tardo arcaismo all’età classica matura, a partire quindi dai “pionieri” che sperimentarono questa nuova tecnica di dipingere i vasi intorno al 525-520 per giungere sino al crepuscolo del v secolo prima dell’era cristiana.

L’immagine di copertina, da cui siamo partiti, riassume efficacemente la statura di Mario Astarita (Napoli, 12 marzo 1896 – 30 novembre 1979), un fine e colto intenditore che mise insieme una collezione di ceramica antica di circa 900 pezzi. Sir John Beazley, celebre per la sua imponente opera di censimento e classificazione della ceramica attica figurata con metodo comparativo e attribuzionistico, identificò proprio a partire da quel frammento l’opera di un raffinato pittore di kylikes del tardo arcaismo, che denominò “Pittore di Mario” in onore del suo amico Astarita.

L’aneddoto richiama una più complessa vicenda umana e intellettuale che merita di essere ricordata, in quanto il collezionista e la sua raccolta costituirono un costante riferimento per i massimi esperti di ceramografia antica del Novecento, da Enrico Paribeni a Dietrich von Bothmer, per poi giungere a quel particolare sodalizio con sir John Beazley di cui si diceva; lo studioso oxoniano amerà ricordare nei suoi scritti i periodi estivi dedicati al lavoro sulla collezione, nella splendida cornice della villa Astarita a Capri tra il 1955 e il 1965, dove non mancava di misurarsi in compagnia dello stesso padrone di casa nell’entusiasmante opera di ricomposizione di qualche vaso ancora in frantumi, come si vede in una foto resa nota qualche anno fa.

Di lì a poco, siamo negli anni 1967 e 1968, Mario Astarita avrebbe donato personalmente a Paolo vi la sua prestigiosa e amata collezione di vasi greci, italioti ed etruschi, comprendente anche antichità varie, che da allora converge nella storia del Museo Gregoriano Etrusco, una delle sezioni dei Musei vaticani. La sala a essa dedicata fu inaugurata il 18 giugno 1971 e intitolata alla memoria dei genitori e della moglie del donatore.

Il tutto aveva avuto inizio nel lontano 1913 quando durante attività estrattive in un fondo della penisola sorrentina di proprietà della famiglia vennero alla luce i resti di una villa romana. In seguito a questo episodio decisivo nel determinare l’interesse per le antichità, Astarita forma la propria raccolta attingendo al commercio antiquario dei primi decenni del Novecento, nei cui canali erano confluiti anche i relitti degli scavi e del collezionismo ottocentesco, destinati a ulteriore e inevitabile dispersione.

di Maurizio Sannibale

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24 agosto 2019

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