Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Capo Verde sceglie il presidente

· Quattro candidati in lizza per la successione a Pedro Pires ·

Quattro candidati si contendono la presidenza della Repubblica di Capo Verde nella elezioni di questa domenica 7 agosto. Due provengono dal Partito per l’indipendenza di Capo Verde (Paicv), al Governo nell’arcipelago: il candidato ufficiale del partito è Manuel Inocêncio e si presenta come indipendente Aristides Lima. In lizza sono poi Jorge Carlos Fonseca, candidato dal Movimento per la democrazia (Mpd), il maggior partito d’opposizione, e l’indipendente Joaquim Jaime Monteiro.

A Capo Verde il quadro politico è segnato dall’alternanza al potere tra Paicv e Mpd. Nelle elezioni legislative del 6 febbraio scorso, il Paicv, di originaria ispirazione socialista, ma connotato oggi da scelte liberiste, ha ottenuto la maggioranza assoluta in Parlamento, garantendosi un altro mandato del Governo nazionale. Dal Paicv provengono sia il primo ministro appena rieletto, José Maria Neves, sia il presidente della Repubblica uscente, Pedro Pires.

Arcipelago di dieci isole nell’oceano Atlantico, situato in posizione strategica a circa cinquecento chilometri dalla costa del Senegal, Capo Verde è da sempre un laboratorio di intrecci culturali fecondi e complessi, ma anche un luogo di frontiera tra l’esilio e la diaspora. Il Paese, colonia portoghese fino al 1975, ha una popolazione al 90 per cento cattolica e rappresenta oggi il risultato dell’incontro e della reciproca influenza culturale tra l’Africa e l’Europa. Del resto, i circa 530.000 abitanti del Paese sono il risultato del meticciato lungo i secoli di varie etnie, africane ed europee.

Privo di risorse naturali, Capo Verde è tuttavia tra le Nazioni più dinamiche dell’Africa, con un tasso di alfabetizzazione e una speranza di vita tra i più alti del continente. Le condizioni climatiche saheliane, l’isolamento e le modeste dimensioni del territorio sono sempre stati fattori limitanti. Lo sviluppo del Paese è stato comunque favorito da un abbondante afflusso di aiuti esterni e da un ambiente favorevole agli investimenti grazie a politiche lungimiranti, che hanno contribuito a un costante progresso economico da vent’anni a questa parte. L’economia è dominata dal settore dei servizi — turismo, trasporti, commercio — che copre oltre il 70 per cento del prodotto interno lordo, ma ha una voce importante anche nella pesca.

Grazie anche alle rimesse degli emigrati, dal 2007 Capo Verde è uscito dal numero dei Paesi in via di sviluppo ed è entrato nella fascia dei Paesi a medio reddito nella classificazione della Banca mondiale. Nel frattempo Capo Verde, che ha stretti rapporti con Brasile e Angola, anch’essi Paesi lusofoni, oltre che con la Cina, è diventato da diversi anni un luogo di investimenti stranieri, talora controversi quanto alla speculazione immobiliare.

Per il futuro prossimo, l’arcipelago sembra puntare sull’high-tech e sui servizi, in particolare sviluppando il settore della tecnologia delle informazioni e delle comunicazioni e dell’alta formazione e dell’eccellenza. In questi campi svolge un ruolo importante l’Università statale e nel 2010, inoltre, è stato creato nella capitale Praia l’Istituto dell’Africa occidentale per la ricerca internazionale sull’integrazione regionale e le trasformazioni sociali, in collaborazione con l’Unesco e con la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale.

Sul piano politico e sociale, gli obiettivi dell’immediato futuro sono il miglioramento dello standard di vita della popolazione, la riduzione della povertà e una stretta integrazione con l’Unione europea, che ha riconosciuto a Capo Verde lo status di Paese associato. Un ulteriore risultato apprezzabile è stato certamente quello di una maggiore armonizzazione nell’economia internazionale, che ha consentito al Paese di diventare, il 23 luglio 2008, il 153° membro dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), grazie ad una buona governance e ai risultati nel trattamento del debito estero. Praia ha tempo fino al 2018 per raggiungere i target previsti dalla Wto relativi alla regolamentazione del commercio, all’adeguamento della legislazione in materia e al diritto d’autore.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE