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Campagna di incertezze

· La Francia verso le elezioni presidenziali di aprile ·

Chi avrebbe mai detto, solo qualche mese fa, che la campagna elettorale per le elezioni presidenziali in Francia avrebbe portato all’esclusione del presidente uscente e del suo predecessore? Chi avrebbe mai immaginato che le due maggiori formazioni — Républicains e Partito socialista — avrebbero presentato al primo turno candidati in tutto o in parte inattesi? Chi poteva prevedere un successo così grande, al meno nelle intenzioni di voto, dei vari partiti “anti-sistema” come il Fronte nazionale, ma anche di la France insoumise, per l’estrema sinistra, e di En marche! che, nonostante la definizione di partito social-liberale, ancora occupa una posizione oscura nello scacchiere politico? Una campagna inedita, quindi, anche se si guarda al clamore suscitato dalle accuse rivolte all’ex premier François Fillon, che poco prima era considerato il candidato favorito per diventare l’ottavo presidente della v Repubblica.

Il 6 febbraio, l’esponente di centro-destra ha invece dovuto convocare una conferenza stampa, proprio per chiarire il passato professionale dei suoi familiari. Fillon in parte si è scusato : «Lavorando con mia moglie e i miei figli, ho privilegiato questa collaborazione di fiducia che oggi suscita diffidenza, era un errore e chiedo scusa ai francesi»; ma si è anche difeso: «non ho niente da nascondere», «non ho mai infranto la legge». Durante la conferenza stampa, Fillon ha ribadito che non si ritirerà dalla competizione elettorale, anzi ha fortemente sostenuto il suo programma, sottolineando, con un tocco di provocazione, che «disturba il disordine stabilito», «viene definito programma conservatore, mentre è l’unico di rottura; si parla di disastro sociale, mentre è l’unico a poter raddrizzare la Francia e ridare fierezza ai francesi».

Di fronte a questo disastro sociale, il vincitore delle primarie socialiste Benoît Hamon, sul quale pochi politologi avrebbero scommesso solo qualche mese fa, sta cercando di attrarre il voto dei francesi con misure come il sussidio universale garantito a tutti i cittadini maggiorenni, provvedimento le cui sfumature sono però tutt’altro che ben definite. Per ora, prima ancora di convincere gli elettori con il suo programma, il candidato deve unire la sinistra. Una vera sfida, dato che gli ambienti politici vicini a Manuel Valls, inaspettatamente sconfitto da Hamon alle primarie, hanno clamorosamente sottolineato la loro diffidenza nei confronti del candidato socialista, fino a snobbare la sua investitura ufficiale il 5 gennaio.

Hamon gode di poco sostegno e trova alla sua sinistra un rivale molto pericoloso, l’ex-comunista Jean-Luc Mélenchon, presidente della France insoumise, accreditato anche del terzo posto al primo turno delle elezioni. Tra l’altro, con un po’ d’ironia, la stampa non ha mancato di notare l’uso da parte di Hamon del lessico tipico del suo avversario.

Molto vicini ai toni di Donald Trump sono stati invece quelli usati della leader dell’estrema destra Marine Le Pen: alla televisione, la candidata del Fronte nazionale ha indicato che la contestatissima misura del Muslim Ban potrebbe essere applicata in Francia in maniera temporanea. Il programma di Le Pen, che ha aspettato fino all’ultimo per avviare la sua campagna, fa eco al capo dello stato americano anche nel campo dell’economia. Intende «liberarsi dalle costrizioni dell’Unione europea» e avvantaggiare le aziende francesi per le ordinazioni fatte dalla pubblica amministrazione. La leader del Fronte nazionale, che i sondaggi vedono come probabile protagonista del turno di ballottaggio, promette anche di ristabilire una «moneta nazionale», senza mai tuttavia menzionare esplicitamente un’uscita dall’euro.

In mezzo a tutti, naviga l’outsider Emmanuel Macron di En marche!, che può vantare ottimi risultati nei vari sondaggi e sale stracolme durante i suoi comizi. Resta tuttavia da vedere se la scelta di un profilo «anti-sistema», vicino al popolo, alla fine sarà stata quella giusta. Il suo curriculum parla di una preparazione presso la Scuola nazionale dell’amministrazione — vivaio dei politici francesi — e di una carriera alla banca di affari Rothschild & Co. Un’esperienza questa che Le Pen non ha mancato di mettere in rilievo, additando Macron con un altro esponente dei «partiti della grana».

La Francia sta quindi scrivendo un capitolo inedito della sua storia politica: a poco più di due mesi dal primo turno delle presidenziali, il principale partito di centro-destra ha visto vacillare il suo candidato. Dall’altro lato dello schieramento, è ancora molto incerto il sostegno al candidato socialista. I sondaggi più recenti danno per certa la presenza al secondo turno, domenica 7 maggio, di Le Pen e Macron. Ma negli ultimi mesi, le previsioni degli istituti di analisi sono state smentite dai risultati. Paradossalmente i due maggiori partiti, a destra e a sinistra, che per la prima volta nella loro storia hanno organizzato elezioni primarie per avere un candidato più forte, si ritrovano indeboliti e messi in bilico da candidati espressione di movimenti alternativi.

da Parigi Charles de Pechpeyrou

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21 marzo 2019

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