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​Il cammino della speranza

Molto più breve degli altri tre, privo dei racconti dell’infanzia, del Discorso della Montagna — per tacere del Padre Nostro — della ricchezza simbolica giovannea, della limpidezza e della grazia di Luca, della visione ecclesiale di Matteo, poco letto nella Liturgia il Vangelo di Marco sembra possedere tutte le caratteristiche per essere definito un Vangelo “minore”. 

Marc Chagall, «Resurrezione» (1937-1948)

Non a caso la scarsa considerazione dei Padri della Chiesa ha influito non poco sulla fortuna di questo Vangelo sino al secolo XIX: già Agostino lo riteneva pedissequus et breviator, cioè “pedissequo epitomatore” di Matteo (De consensu Evangelistarum, i 2, 4), prima di lui Papia di Gerapoli (II secolo d.C.) dichiarava che «Marco, interprete di Pietro, scrisse con esattezza, ma senza ordine, tutto ciò che egli ricordava delle parole e delle azioni di Cristo [...] scrivendo alcune cose così come gli venivano a mente» (Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, III 39, 15). Colpisce anche lo stile molto elementare, quasi popolare. Marco fa frequentemente uso di diminutivi, talvolta erroneamente assenti nella traduzione CEI — cagnolini e briciole (7, 27-28); barchetta (3, 9), sandaletti (6, 9), ragazzina per la figlia di Giairo (5, 41); figlioletta (7, 25) — e ha un lessico povero, tanto da non distinguere in alcun modo, ad esempio, la “vocazione” dei discepoli dalla convocazione del centurione da parte di Pilato, facendo ricorso al medesimo verbo (pros-kaleín 3, 13; 6, 7; 15, 44).

Leggere il Vangelo di Marco significa ritrovarvi «la carta d’identità del cristiano» — come l’ha definita Papa Francesco il 12 luglio 2015. «La sua lettera di presentazione, le sue credenziali [...] Gesù non invia [i discepoli] come potenti, come proprietari, capi, o carichi di leggi e di norme; al contrario, indica loro che il cammino del cristiano è semplicemente trasformare il cuore, il proprio, e aiutare a trasformare quello degli altri. Imparare a vivere in un altro modo, con un’altra legge, sotto un’altra normativa. È passare dalla logica dell’egoismo, della chiusura, dello scontro, della divisione, della superiorità, alla logica della vita, della gratuità, dell’amore. Dalla logica del dominio, dell’oppressione, della manipolazione, alla logica dell’accogliere, del ricevere e del prendersi cura». Marco non si limita solo a rivelare il mistero di Gesù: ci guida a scoprire le nostre paure, la nostra ignoranza, le nostre resistenze.

di Alessandra Peri

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20 marzo 2019

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