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Cameron attacca l’Europa

· Secondo il premier britannico la crescita è bloccata da regole senza senso ·

Il Parlamento di Strasburgo approva norme per limitare l’uso dei derivati

La crescita economica del vecchio continente è bloccata dalle regole «senza senso» della Comunità europea. Questo il messaggio lanciato ieri dal premier britannico, David Cameron, che ha utilizzato il suo intervento al banchetto annuale del sindaco di Londra per attaccare in modo durissimo le istituzioni Ue, definite «fuori dalla realtà», e per chiedere «riforme radicali» per stimolare la crescita.

L’inquilino di Downing Street ha chiesto ai suoi partner europei di abbandonare «i grandi progetti e le visioni utopistiche» e ha lanciato un appello per una Ue che abbia «la flessibilità di una rete e non la rigidità di un blocco». L’Europa — ha spiegato Cameron — «è fuori dal mondo nel momento in cui chiede aumenti di bilancio mentre i cittadini stringono la cinghia; è l’insensata interferenza, le regole e i regolamenti che bloccano la crescita invece di stimolarla». Secondo il primo ministro, l’eurozona «è in qualche modo un obiettivo astratto e fine a se stesso, immune a ciò che accade nel mondo reale, più che un modo per creare migliori standard di vita per i popoli delle sue nazioni: non deve essere così».

Diverse le dichiarazioni di Nick Clegg, vice premier liberale, secondo il quale «riforme radicali dei trattati Ue» non debbono essere prese in considerazione in alcun modo.

Intanto, dal vecchio continente arriva un forte segnale contro la speculazione, pur non riuscendo ancora a mettere a segno un punto decisivo contro le agenzie di rating — il varo di misure per limitare il potere di queste agenzie sui Paesi in difficoltà, su cui pendono rischi di downgrade capaci di compromettere la loro capacità di ripresa.

Il segnale contro la speculazione è arrivato direttamente da Strasburgo: ieri il Parlamento Ue ha dato il via libera definitivo al nuovo regolamento sui credit default swaps che rappresentano assicurazioni contro il rischio dei debiti sovrani e le vendite allo scoperto, ovvero effettuate senza detenere i titoli. Da dicembre sarà vietato vendere credit default swaps «nudi» (ovvero senza averli) sui debiti sovrani e da gennaio scattano le regole più strette sulle vendite allo scoperto.

«È la prima volta che la Ue proibisce un prodotto che serve a speculare sugli Stati» ha osservato il relatore per il Parlamento europeo, l’ecologista francese Pascal Canfin. Nel provvedimento sono comunque previste eccezioni allo stop ai credit default swaps «nudi», che potranno essere ammessi solo quando un Paese teme riflessi sul proprio debito sovrano. Un’opzione voluta soprattutto da Italia e Spagna. Tali eccezioni sono comunque limitate nel tempo e sottoposte alla verifica dell’autorità europea sui mercati, l’Esma.

Si continua a discutere, intanto, su nuove misure di austerità. L’ipotesi di taglio dei fondi strutturali se gli Stati membri non rispetteranno il patto di stabilità, contro la quale sono scese in campo tutte le regioni europee, «è solo un’ultima ratio», una soluzione estrema. Lo ha spiegato ieri all’Europarlamento il commissario Ue alle Politiche regionali, Johannes Hahn, rispondendo alle interrogazioni dei parlamentari dell’Assemblea di Strasburgo. Secondo Hahn «è importante ricordare che si tratta di una misura come ultima ratio». Si tratta di capire — ha aggiunto il commissario Ue — «quali misure vengono intraprese dai vari Stati membri, ma per ora tutti i Paesi si danno da fare, quindi sono ingiustificate misure macroeconomiche». Per Hahn «sarebbe diverso se ci fossero delle insistenze di un Paese a non voler provvedere», per rientrare nei parametri stabiliti dall’Ue. Quindi «penso di poter ipotizzare — ha concluso il commissario Ue — che il principio sia possibile, ma in pratica non verrà mai attuato». La Commissione europea sta studiando nuove misure contro i paradisi fiscali da introdurre nel 2012, come indicato dal presidente della Commissione Ue, José Manuel Durão Barroso, nella presentazione del programma di lavoro dell’Esecutivo europeo per il prossimo anno. «L’obiettivo di migliorare lo stato delle finanze pubbliche non può avvenire senza accresciute entrate fiscali» ha sottolineato il presidente della Commissione Barroso, precisando che per questo motivo Bruxelles «studierà nuove misure per contrastare i paradisi fiscali e le frodi sull’iva».

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14 ottobre 2019

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