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Cambio di strategia sulla Siria

· Per Washington l’uscita di scena del presidente Assad non è più una priorità ·

Cambio nella strategia statunitense sulla crisi siriana. Ieri l’ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu, Nikki Haley, ha dichiarato: «La nostra priorità non è più restare seduti lì e concentrarci sulla partenza di Assad». Haley ha affermato di voler lavorare con paesi come la Turchia e la Russia per trovare «una soluzione politica di lungo termine in Siria», piuttosto che mantenere l’attenzione sulla sorte del presidente siriano. 

Poco prima dell’intervento di Haley, il segretario di stato americano, Rex Tillerson, in una conferenza stampa congiunta ad Ankara con il suo omologo turco Mevlüt Çavuşoğlu, aveva segnalato il cambio di direzione di Washington, sostenendo che «la permanenza di Assad nel lungo termine dovrà essere decisa dal popolo siriano». Durante la presidenza Obama, la Casa Bianca aveva sempre vincolato la soluzione della crisi siriana all’uscita di scena di Assad, non riconoscendo la legittimità del suo governo. E infatti proprio questo era stato il principale punto di attrito con Mosca, che invece considera Assad un alleato chiave nella lotta contro il terrorismo jihadista del cosiddetto stato islamico (Is). L’opposizione siriana ha subito minacciato lo stallo delle trattative. «Non accetteremo mai alcun ruolo per Assad in qualsiasi fase e non cambieremo mai posizione su questo» ha dichiarato Monzer Makhos, a margine dei negoziati Onu di Ginevra. Intanto, l’Onu ha comunicato ieri che il numero dei rifugiati fuggiti al di fuori del paese ha superato la soglia dei cinque milioni. E ai numeri che già fotografano la drammaticità dell’esodo si è aggiunta ieri la tragedia di uno di questi migranti: in un campo di accoglienza in Grecia si è dato fuoco un siriano di 29 anni che ora è ricoverato in gravissime condizioni con l’88 per cento del corpo coperto da ustioni.

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19 marzo 2019

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