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Cambio alla direzione
della Sala stampa
della Santa Sede

· Dichiarazione del prefetto del Dicastero per la comunicazione ·

Con le nomine di oggi viene compiuto — e attraverso la valorizzazione di risorse interne — un altro importante passo in avanti nella definizione dell’assetto del Dicastero per la comunicazione.

La Sala stampa ha un nuovo direttore, Matteo Bruni, che conosce perfettamente la macchina e che si è fatto negli anni apprezzare per le sue capacità umane e professionali.

La Direzione editoriale, dopo la nomina del direttore avvenuta a dicembre, ha ora due vice direttori di grandissima professionalità, sensibilità e competenza. Alessandro Gisotti e Sergio Centofanti contribuiranno, sotto la guida del direttore Andrea Tornielli, a migliorare sempre di più l’offerta integrata dei nostri media, dove entrambi sono cresciuti. Ad Alessandro Gisotti, che ha guidato ad interim per più di sei mesi la Direzione della Sala stampa e che passa il testimone a Matteo Bruni, va un mio grazie particolare. Quelli appena trascorsi sono stati mesi molto impegnativi. E nonostante avesse comunicato già all’inizio del suo mandato la propria disponibilità a svolgere il ruolo di direttore solo per un periodo limitato di tempo, nonostante dunque il poco tempo a disposizione ed una agenda fitta di appuntamenti importanti che richiedevano il massimo sforzo di comunicazione, Gisotti ha svolto il suo servizio con dedizione assoluta e professionalità, fornendo anche un intelligente contributo alla nuova definizione organizzativa della Direzione.

La Direzione della Sala stampa, che si completerà con il vice direttore, vede ora la sua nuova struttura quasi definita. Sono sicuro che Matteo Bruni saprà guidarla con competenza, saggezza, lungimiranza e spirito di squadra, contribuendo al suo assetto definitivo con l’obiettivo di fornire il migliore servizio possibile a una corretta informazione.

di Paolo Ruffini

Intervista al nuovo direttore Matteo Bruni

Un pontificato raccontato dai gesti

Nato il 23 novembre 1976 a Winchester, Gran Bretagna, Matteo Bruni è laureato in lingue e letterature straniere moderne e contemporanee all’università La Sapienza di Roma. Lavora dal luglio del 2009 presso la Sala stampa della Santa Sede, dove ha seguito le operazioni di accreditamento dei giornalisti e la gestione delle comunicazioni operative alla stampa in qualità di coordinatore della sezione Accrediti. Nel dicembre del 2013 ha assunto la responsabilità dell’organizzazione e dell’accompagnamento della stampa ammessa al volo papale in occasione dei viaggi del Santo Padre fuori Italia. All’inizio dell’anno 2016 è divenuto coordinatore del settore Media operations e Accrediti della Sala stampa della Santa Sede, in tale ruolo ha coordinato la partecipazione della stampa ai diversi eventi del Giubileo della misericordia. Impegnato da tempo, in ambito ecclesiale, in progetti di cooperazione umanitaria e in programmi di sostegno agli anziani è sposato e ha una figlia.

In un’intervista rilasciata a Roberto Piermarini di «Vatican News», il nuovo direttore della Sala stampa esprime la sua gratitudine al Papa per la nomina.

Matteo Bruni, oggi un dipendente del Dicastero per la comunicazione viene nominato ai vertici della Sala stampa della Santa Sede, cosa significa questa scelta?

La nomina è certamente per me un onore. Mi piace leggerla come un segno di stima non solo per la mia persona, ma anche per la storia da cui provengo e il lavoro fatto con i colleghi della Sala stampa della Santa Sede. Sono grato della fiducia del Santo Padre e del prefetto, Paolo Ruffini, che mi sostiene con la vicinanza del Dicastero. È evidentemente anche una scelta che valorizza le risorse interne. La Sala stampa è una struttura non grande, ma complessa, con una varietà di funzioni articolate e non tutte immediatamente evidenti, neppure a chi la frequenta con assiduità: credo che conoscerla dall’interno possa risultare utile per una realizzazione più profonda della riforma dello stesso Dicastero.

Per diversi anni lei si è occupato della gestione di questioni più operative, come vede questo nuovo ruolo?

Negli ultimi anni, nella mia vita professionale, il rapporto con i media è stato sempre piuttosto intenso. Anche se da dietro le quinte, ho cercato di fare in modo che il mio lavoro contribuisse ad un’informazione corretta, tentando di trasmettere alcuni temi portanti del pontificato. In questo senso il nuovo incarico lo interpreto in continuità con il precedente: un comunicatore al servizio del Santo Padre e della Santa Sede, che mette a disposizione il suo bagaglio umano e professionale. Qui entrano in gioco tanti fattori: l’esperienza professionale, ma anche quella di padre e marito. Sono accompagnato dal sostegno di mia moglie e dall’affetto di mia figlia. Ma direi anche l’impegno accanto ai poveri delle periferie a Roma e nel mondo, che ho vissuto con la Comunità di Sant’Egidio sin da giovane studente liceale. Oggi mi si chiede un passo in più e, accettando di compierlo, non posso che continuare a lavorare, al servizio del Papa e della Santa Sede, con la mia sensibilità, che resta quella di una Chiesa di tutti, particolarmente dei poveri.

Lei conosce molti dei giornalisti accreditati in Sala stampa. Un certo numero li ha aiutati ad inserirsi in questo mondo. Crede che ora cambieranno i rapporti?

Da quando Padre Federico Lombardi mi ha chiamato a far parte della Sala stampa — e gli sono grato per quanto ho potuto imparare sotto la sua direzione — con tanti operatori dell’informazione c’è stato uno scambio utile, anche amichevole. In questi ultimi anni, con la direzione di Greg Burke e Paloma García Ovejero, che ringrazio per il lavoro fatto insieme, ho continuato ad accompagnare il lavoro di molti giornalisti fin dal loro arrivo a Roma o comunque dai loro primi passi nell’avvicinarsi alla realtà della Santa Sede, aiutandoli ad orientarsi. Sono consapevole che ora inizia un tipo di impegno diverso e spero che la reciproca fiducia resti immutata.

Di cosa ha bisogno oggi il mondo dell’informazione, dal suo punto di vista?

Nella realtà in cui mi trovo, di una comunicazione ufficiale chiara, trasparente degli avvenimenti, che contribuisca alla lettura della complessità del mondo in cui viviamo. Penso a una comunicazione che arricchisca la comprensione del contesto in cui gli eventi avvengono. Il pontificato di Papa Francesco si racconta già attraverso i suoi gesti, le sue parole, le sue scelte, ma la portata storica di alcuni eventi talvolta si comprende meglio in una prospettiva più larga. In questo senso vorrei contribuire a rendere la Sala stampa sempre più un punto di riferimento per i giornalisti che raccontano il Papa e la Santa Sede al mondo intero. E ringrazio chi mi ha preceduto in questo sforzo, il collega e amico Alessandro Gisotti, che in questi sei mesi si è messo generosamente al lavoro, con la sua disponibilità, professionalità e una grande sensibilità umana. Vorrei che anche il mio servizio si inserisse in questo solco, insieme a chiunque mi affiancherà e a tutti i colleghi della Sala stampa della Santa Sede.

Il ringraziamento di Alessandro Gisotti

«Il 21 luglio si concluderà il mio incarico “ad interim” come direttore della Sala stampa della Santa Sede. Sono grato al Santo Padre per il privilegio che mi ha dato di poter essere il suo portavoce in un periodo così intenso del pontificato e di offrirmi ora l’opportunità di continuare a servirlo come vice-direttore editoriale dei media vaticani. Gli sono grato per avermi sempre sostenuto come un padre». Lo afferma Alessandro Gisotti in una dichiarazione rilasciata nella tarda mattinata di giovedì 18 luglio.

«Ringrazio il Papa — si legge nel testo —, il prefetto del Dicastero per la comunicazione e i superiori della Segreteria di Stato per aver rispettato la mia scelta (comunicata all’inizio del mandato e successivamente confermata) di svolgere questo ruolo tanto importante per un tempo limitato. Un tempo che permettesse, pur in presenza di un’agenda fitta di avvenimenti, di portare la Sala stampa ad un nuovo assetto, come da comune impegno preso sei mesi fa con il Prefetto Paolo Ruffini».

«Come dichiarato al momento della mia nomina il 31 dicembre scorso — prosegue Gisotti — ho assunto l’incarico con spirito di servizio, cosciente del momento eccezionale e inedito per la Sala Stampa, a causa delle improvvise dimissioni del suo direttore e della sua vice-direttrice. In questo semestre così impegnativo (anche e soprattutto per la mia famiglia) ho avuto il sostegno totale del prefetto Paolo Ruffini e dei miei colleghi della Sala stampa ai quali va tutta la mia gratitudine. Particolarmente positivo per me è stato anche il rapporto con i colleghi giornalisti. Un rapporto contraddistinto dal rispetto reciproco, pur in momenti di inevitabile confronto. In tale contesto, mi piace ricordare (tra le iniziative realizzate durante la mia direzione) l’intitolazione della sala di lavoro dei giornalisti della Sala stampa al direttore Joaquín Navarro-Valls. Un segno per sottolineare che, nella Chiesa e nella Santa Sede, l’informazione conta e deve contare sempre di più».

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