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Cambiare se stessi
per cambiare il mondo

· In cammino verso Panamá ·

«Se potessi cambiare il mondo, cosa faresti?». Qualche giorno fa il profilo twitter della Giornata mondiale della gioventù ha lanciato questa domanda. La giovanissima Sofia Sguerri (19 anni) ha le idee chiare: «Comincerei cambiando noi stessi, bisogna partire da sé perché avvengano i cambiamenti di cui il mondo e la Chiesa hanno bisogno. Insieme possiamo far sì che il mondo diventi di tutti». L’affermazione di Sofia riporta alla mente una frase illuminante di Dostoevskij — «Tutti vogliono cambiare il mondo, nessuno vuole cambiare se stesso» — con la quale lo scrittore russo intendeva celebrare l’umiltà e la capacità della persona di mettersi al servizio della collettività dopo aver compiuto un attento e costruttivo esame di coscienza.

Giovani della pastorale latina  degli Stati Uniti provenienti dal Texas

La giovane fiorentina sta vivendo con questo spirito l’intenso periodo della Giornata mondiale della gioventù a Panamá, che inizia il 22 gennaio. Sofia fa parte del gruppo di italiani della pastorale universitaria della Compagnia di Gesù, formato da più di cento persone di Bologna. Partecipa a un programma di scambio culturale cui aderiscono giovani di diversi paesi. Ne fanno parte anche Dario Gorrini, Chiara Franco e Marco Grandi. Per alcuni è la prima Gmg, altri hanno avuto occasione di vivere questa meravigliosa esperienza a Rio nel 2013, e concordano nel definirla «una delle più belle che abbiamo mai vissuto». Per loro è difficile esprimere gli «intensi sentimenti» che stanno provando in questi giorni.

Marco Grandi — ospite di una famiglia panamense a Punta Paitilla mentre svolge volontariato sociale — trova complicato decidere quale sia stata l’esperienza più piacevole da quando è cominciata questa «avventura» il 12 gennaio: «È tutto ciò che si impara giorno dopo giorno. Qualunque lingua si parli o qualunque sia il colore della propria pelle, tutti sorridono quando qualcuno dice qualcosa di divertente, tutti ballano con gli altri o apprezzano un abbraccio durante la messa. Non avrei mai pensato che un italiano e un panamense potessero essere così diversi eppure così uguali».

Per Caterina Gori, una dei responsabili che accompagnano il gruppo, «vedere così tanti giovani di diverse culture uniti dallo stesso spirito, concentrati più su ciò che li unisce che su ciò che li separa, è una cosa che riempie di speranza».

Secondo i calcoli della diocesi, più di novecento giovani italiani parteciperanno alla Gmg. Il gruppo lombardo, che ha deciso di raccontare il proprio viaggio sul sito web del servizio nazionale per la pastorale giovanile, insieme con quello toscano è uno dei più numerosi, con i suoi circa trecento partecipanti, ma molti sono partiti anche da diocesi più piccole, come quella di Terni.

Roberto Margonari, delegato regionale della pastorale giovanile, è particolarmente felice di essere a Panamá «perché la nostra diocesi non partecipava a una Gmg da quella del 2011 a Madrid». Sta vivendo i cosiddetti «giorni della diocesi» ospite di una famiglia nel distretto di San Miguelito, non lontano dalle rovine della vecchia città di Panamá, ed è «entusiasta» dei suoi coinquilini francesi.

Tra loro ci sono anche i giovani panamensi Victor e Juan, insieme a padre Arturo, 27 anni, secondo il quale incontri come questo servono a «rinnovare la fede». Afferma che il rispetto per gli altri, la giustizia e la speranza sono alcuni dei valori incoraggiati da questo appuntamento. Il sacerdote ribadisce con allegra determinazione che la Gmg può aiutare i giovani «a non avere timore di annunciare la propria fede. Evangelizzare è anche compito loro, e si può fare in modo coinvolgente!».

«Qui ci rendiamo conto che ci sono altre persone che vivono la fede esattamente come noi e che voler andare a Messa la domenica non ci rende strani», concorda la toscana Maria Paula Artemis, 22 anni, che in questi giorni partecipa alle attività della parrocchia panamense di Sant’Antonio da Padova. Non crede che la Chiesa trascuri i giovani. Il peruviano Francisco Molina, 18 anni, è dello stesso avviso, sebbene ammetta che tutti debbano fare la propria parte per rivitalizzare la fede giorno dopo giorno. «Non credo — aggiunge l’italiano Marco Grandi — che alle nuove generazioni manchino questi valori, perché sono “innati” nei giovani, però credo che li trascurino e che spesso non li mettano in pratica, che sia per l’ambiente sociale che li circonda o per il timore di non vedersi corrisposti».

In queste ultime ore migliaia di giovani latinoamericani, in particolare messicani e brasiliani, continuano ad arrivare a Panamá. Tra loro, un gruppo di settantadue giovani di San Paolo coordinato da José Ignacio, che viaggia con la moglie, conosciuta proprio durante una Gmg. Già da molti anni è fedele a questo appuntamento che, a suo avviso, «aiuta a comprendere l’universalità della Chiesa». Con loro c’è anche la figlia minore Alexandra Wilmare, 16 anni, che attende con ansia l’incontro con il Papa e ha ben chiaro cosa direbbe al Santo Padre se potesse parlargli a tu per tu: «Semplicemente grazie per averci detto di non avere paura di andare controcorrente. Questo ci aiuterà a cambiare il mondo».

di Silvina Pérez

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22 febbraio 2020

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