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Cambi e commercio  Washington guarda al Sudamerica

· La visita in Brasile del segretario al Tesoro statunitense Timothy Geithner ·

Commercio e cambi: questi i due temi al centro della visita in Brasile del segretario al Tesoro statunitense, Timothy Geithner, nel tentativo di allacciare rapporti con i principali esponenti dei Paesi emergenti. Una strategia che guarda non solo al Sudamerica, ma anche alla Cina. Non è un mistero che Washington abbia espresso più di una volta critiche alla politica monetaria della Repubblica popolare.

Durerà un giorno soltanto la missione di Geithner, ma, dicono gli analisti, potrebbe avere effetti molto positivi sia a liverllo economico-commerciale sia a livello più strettamente politico, soprattutto in un momento così delicato per l’economia a stelle e strisce. E tra circa un mese sarà il presidente Obama a recarsi nel Paese sudamericano. Il «Financial Times» parla già di asse tra Brasilia e Washington in vista del prossimo g20.

Il segretario Geithner ha dichiarato che molti Paesi emergenti, tra cui il Brasile, hanno risentito in questi anni per i surplus commerciali eccessivi e per il deprezzamento delle monete di Paesi come la Cina, ed è dunque necessario trovare una soluzione tempestiva. Il Governo di Brasilia è in cerca di più stretti legami con Washington per convincere Pechino ad apprezzare più velocemente lo yuan, rilanciando così le esportazioni. «Quando Paesi con ampi surplus — dice Geithner — inizieranno a rafforzare la loro domanda interna, aprire i loro mercati dei capitali e consentire alle loro monete di riflettere i fondamentali, avremo più equilibrio nei flussi di capitale, meno pressioni sulla valuta brasiliana e una maggiore crescita delle esportazioni brasiliane, in particolare quelle manifatturiere». Secondo Geithner, gli interessi del Brasile e degli Stati Uniti «sono fondamentalmente allineati: abbiamo una relazione economica e interessi comuni molto forti». Washington «desidera approfittare della situazione per rafforzare una relazione economica, commerciale e strategica tra i due Paesi».

Il presidente brasiliano, Dilma Rousseff, ha espresso a Geithner la volontà di rafforzare i rapporti con gli Stati Uniti. Il Brasile è uno dei massimi esponenti del gruppo dei quindici Paesi che ormai gli economisti indicano come il principale motore della crescita mondiale. La Cina ha sorpassato il Giappone come seconda potenza del mondo, con una produzione che è quasi pari a quella degli altri Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) messi insieme. Il loro prodotto interno lordo complessivo si attesta attorno agli 11.000 miliardi, ossia all’incirca l’ottanta per cento di quello americano. La domanda domestica nei Paesi del Brics è impressionante. Il valore collettivo in dollari dei consumatori viene solitamente stimato attorno ai 4.000 miliardi di dollari, presumibilmente 4.500 miliardi di dollari. Il mercato al consumo americano vale oltre il doppio — all’incirca 10.500 miliardi di dollari — ma la forza dei consumatori del Brics sta attualmente crescendo a un tasso annuale, in termini di dollari, di circa il quindici per cento, ossia a un tasso annuale che si aggira sui 600 miliardi di dollari.

Di questo passo — dicono gli analisti internazionali — entro la metà di questo decennio i Paesi del Brics aggiungeranno altri 1.000 miliardi di dollari di consumi all’economia globale. Ed entro la fine del decennio, tali consumi avranno un valore superiore rispetto a quelli americani ed europei.

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