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Calici, zucchetti e pianete per ricordare Pio VI

· Due mostre a Cesena dedicate a Giannangelo Braschi nato tre secoli fa ·

Un insieme di iniziative — cominciate lo scorso 1° ottobre con la visita pastorale di Papa Francesco a Cesena e avviatesi ormai verso la chiusura — celebrano Papa Pio VI, al secolo Angelo Onofrio Melchiorre Natale Giovanni Antonio Braschi. Tra queste, il 9 dicembre sono state inaugurate due mostre, Doni dei Papi e Pianete Preziose. La prima, che si tiene nel museo della cattedrale, presenta preziosi paramenti e oggetti liturgici donati alla Chiesa di Cesena-Sarsina dai Pontefici, tra i quali spiccano il calice d’oro che Pio VIII donò come risarcimento di quello donato da Pio VI e razziato dai napoleonici, e gli zucchetti appartenuti ai due grandi Papi cesenati, Pio VI e Pio VII. La seconda mostra, Pianete Preziose, in corso nella chiesa di San Zenone, espone dieci pianete appartenute a vescovi cesenati, tra cui Papa Braschi, i cui stemmi araldici campeggiano tra le trame dei preziosi tessuti. 

Lo zucchetto di Papa Braschi in mostra a Cesena

Il fulcro delle celebrazioni, però, si è svolto lo scorso 16 dicembre quando è stata scoperta una lapide commemorativa sulla facciata dell’antico palazzo Braschi di Cesena: «In questa casa vide la luce il 25 dicembre 1717 Giovanni Angelo Braschi futuro Pio VI (1775-1799) fiaccato ma non piegato dalla superbia napoleonica nel iii centenario della nascita la città e la diocesi questa memoria posero. Cesena 25 dicembre 2017».
Nello stesso giorno è stata quindi inaugurata, presso la Biblioteca Piana, la mostra Pio VI in Malatestiana, aperta da un convegno a cui hanno partecipato Claudio Canonici (Pontificia università Lateranense), monsignor Giuseppe Maria Croce (Archivio segreto vaticano), Marino Mengozzi (Ufficio diocesano beni culturali) e Paola Errari (Biblioteca Malatestiana). Gli interventi del convegno si sono concentrati sui vari aspetti del lungo pontificato di Pio VI, dalla delicata questione “religione e Stato”, alla posizione di Papa Braschi nei confronti dei cristiani d’Oriente, o al viaggio a Vienna per discutere con l’imperatore Giuseppe ii su questioni ecclesiastiche, per poi concludersi con una relazione sui preziosi volumi appartenuti a Pio VI e tutt’ora conservati in Malatestiana.
Nato a Cesena il giorno di Natale 1717, discendente da una nobile e antica famiglia romagnola, Papa Braschi condusse la sua giovinezza all’insegna dello studio e della devozione in Cristo. Formatosi presso i gesuiti, si laureò molto presto in utroque iure. Entrato nelle grazie del cardinale Ruffo lo seguì a Roma senza far più ritorno nella sua Cesena. Distintosi in delicate questioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno di Napoli, Braschi ottenne il cappello cardinalizio da Gregorio xiv e poi, nel conclave del 1774, il 15 febbraio salì al soglio di Pietro. Ebbe inizio così un pontificato che con i suoi 24 anni è stato tra i più lunghi, ma anche più tormentati della storia.
All’inizio del suo ministero petrino, Pio VI si trovò a celebrare l’ultimo Anno Santo dell’antico regime (1775), già indetto da Clemente XIV il 12 maggio 1774. Degno successore dei Papi del Rinascimento, Pio VI concentrò gran parte delle sue risorse nella promozione delle arti e, dopo aver eternato il suo nome innalzando obelischi egizi in luoghi suggestivi dell’urbe — basti pensare all’obelisco del Quirinale o a quello a Trinità dei Monti — si adoperò per il compimento del Museo vaticano di antichità che, iniziato dal suo predecessore, ingrandì e arricchì venendo così a costituire l’attuale Museo Pio-Clementino, vero gioiello dei Musei vaticani. Da Pontefice, Pio VI diede grande impulso anche alle opere pubbliche: ad esempio la grande bonifica delle paludi laziali a partire dal 1777, la costruzione di nuove strade o il sostegno dato all’attività accademica dell’università di Roma.
Sebbene all’indomani dell’elezione papale Pasquino abbia sentenziato «il sesto all’infelice Roma fu sempre infesto; ora il colpo di grazia glielo darà Pio Sesto», fu proprio Papa Braschi a salvare Roma e la fede cattolica dalla feroce minaccia degli ideali anticlericali della Rivoluzione francese e dallo spettro di Napoleone Bonaparte che ormai incombeva sull’Italia e sull’Europa intera.
Sebbene gli accordi presi con la République avessero ridimensionato lo Stato ecclesiastico e costato al Pontefice un umiliante esilio errabondo conclusosi con la morte in Francia, tuttavia siffatte trattative conferirono a Pio VI un posto di rilievo nella storia del papato e della Chiesa cattolica.
La nascita, poi, della Repubblica romana acclamata nell’antico Foro il 15 febbraio 1798, e il conseguente esilio di Pio VI alla volta di Siena — poi di Firenze, Parma, Torino e, infine, Valance, cittadina francese nella quale il Papa trovò la morte il 29 agosto 1799 dopo tante tribolazioni, angherie e umiliazioni, ultima quella dell’epigrafe sepolcrale: «Cittadino Braschi, in arte Papa» — portarono Pasquino a pronunciarsi nuovamente nei confronti del Pontefice, ma questa volta la pasquinata sembrò quasi riabilitare la sua figura: «Per conservar la fede / un Pio perdé la sede».

Riesumate il 10 gennaio 1802, le spoglie di Pio VI furono trasferite a Roma, dove giunsero il 16 febbraio per essere poi sistemate definitivamente nelle Grotte Vaticane il 20 novembre 1823. Per l’occasione fu commissionata al Canova una statua del Pontefice in preghiera, che fu collocata davanti all’altare della Confessione e poi spostata, nel 1978, all’interno delle Grotte.

di Andrea Esposito

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15 ottobre 2019

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