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In Burundi
violenze impunite

· La denuncia delle Nazioni Unite ·

In Burundi si vive nella paura. La popolazione può diventare vittima di violenze, abusi, detenzioni illegali e torture, da un momento all’altro, senza una motivazione reale. Il rispetto dei diritti umani è inesistente. A sottolineare una situazione grave, di «un’intolleranza politica evidente» che non fa ben sperare nell’approssimarsi delle elezioni del 2020, è il presidente della Commissione d’inchiesta dell’Onu sul Burundi, Doudou Diène, che ha descritto con toni preoccupati, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani a Ginevra, il clima che si vive nel paese africano.

«I cittadini in Burundi — ha spiegato — cercano di tenere un profilo basso fino a quando non si verifica un incidente o la paura diventa troppo forte e si sentono costretti a lasciare il paese». Nonostante il Burundi non viva una situazione di conflitto armato, l’odio e la violenza sono all’ordine del giorno. «Le gravi violazioni dei diritti dell’uomo — ha sottolineato Diène — proseguono dal 2018 con esecuzioni sommarie sparizioni, arresti e detenzioni arbitrarie, casi di tortura, violenze sessuali e restrizioni della libertà». E se a essere presi di mira sono innanzitutto i rappresentanti dell’opposizione al partito del Consiglio nazionale per la difesa della democrazia — Forze per la difesa della democrazia — l’intolleranza politica si manifesta anche verso chi è sospettato di una presunta adesione a movimenti ribelli o di avere un membro della famiglia che simpatizza per l’opposizione.

E non solo le Organizzazioni non governative, nazionali e straniere, hanno vita dura in Burundi, ma persino la Chiesa cattolica. Diène ha ricordato che l’11 giugno scorso i vescovi cattolici del Burundi che avevano espresso le loro preoccupazioni per «il graduale aumento dell’intolleranza politica, causa di scontri e persino di morti», sono stati immediatamente chiamati ad astenersi da qualsiasi «osservazione politica».

L’Onu, inoltre, ha potuto documentare «casi di violenza sessuale», la maggior parte delle quali nei confronti di donne o ragazze e in misura minore di uomini, minorenni e adulti. Si tratta di violenze collettive che avvengono nel corso di attacchi notturni presso i domicili delle vittime. Infine, mentre «la popolazione continua a impoverirsi sempre più», tutte le famiglie sono obbligate a contribuire a molteplici cause nazionali o locali, e anche a finanziare le elezioni del 2020. Le persone che non sono in grado di pagare l’importo richiesto dalla Lega della gioventù, di solito responsabile della raccolta di questi contributi, sono spesso maltrattate. L’Onu, evidenzia dunque, come non si possano tenere consultazioni elettorali eque quando l’intolleranza politica è evidente. «Non ci possono essere elezioni eque quando l’intolleranza si manifesta e si riflette in molteplici violazioni dei diritti fondamentali sui membri dei partiti di opposizione», ha precisato Diène, quando «testimoni e osservatori indipendenti come la stampa e le organizzazioni non governative vengono gradualmente neutralizzati, esclusi o banditi». Di fronte a questa situazione, l’Onu invita il governo ad «adottare immediatamente misure drastiche per ripristinare la vitalità nello spazio democratico necessario per elezioni credibili, e quindi per creare un clima di tolleranza politica». «Altrimenti — sottolinea — le elezioni del 2020 potrebbero diventare teatro di un grave deterioramento della situazione dei diritti umani». L’Onu, dopo aver ricordato che la storia elettorale burundese è stata «sempre segnata da violenza e gravi violazioni dei diritti umani», stigmatizza come «l’attuale contesto pre-elettorale stia già mostrando segnali preoccupanti».

di Anna Lisa Antonucci

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18 agosto 2019

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