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Buone azioni

· A fine ottobre a Città del Messico una tre giorni missionaria ·

Povertà, disabilità, ecologia, carceri, ospedali: sono le cinque aree di intervento che caratterizzano il progetto Megamisión lanciato alcune settimane fa dall’arcivescovo di México, cardinale Carlos Aguiar Retes, per «contagiare tutta la società, ma specialmente i giovani, con quel fervore apostolico delle prime comunità cristiane che furono capaci di portare il Vangelo in tutti gli angoli del mondo». Si tratta di aree, di problemi dove «è necessaria una maggiore consapevolezza sociale». La Megamissione lavorerà per tutto il mese di ottobre — in coincidenza con l’Ottobre missionario indetto da Papa Francesco — ma avrà il suo culmine nei giorni 25, 26 e 27, quando le attività di volontariato saranno svolte per tre giorni consecutivi negli ambiti sopracitati. I missionari quindi visiteranno e offriranno sostegno alle persone che vivono in condizioni di povertà, accompagneranno coloro che sono privati della libertà, assisteranno i malati negli ospedali, promuoveranno una maggiore attenzione e inclusione dei disabili, andranno nelle zone di Città del Messico dove maggiore è l’emergenza ambientale.

Pur essendo un progetto “religioso”, tutti i cittadini che desiderano fare volontariato sono invitati a parteciparvi. Attualmente si stanno formando i vari gruppi e raccogliendo suggerimenti sui luoghi dove intervenire. L’obiettivo è quello di «farsi sentire per le strade», di cercare di risvegliare la coscienza sociale, indipendentemente dal credo o dalla religione.

«Non possiamo restare indifferenti quando pensiamo ai milioni di uomini che, come noi, sono stati redenti dal sangue di Cristo, ma vivono senza un’adeguata conoscenza dell’amore di Dio». Per invitare all’impegno, l’arcidiocesi di México cita Giovanni Paolo II, più precisamente il suo messaggio per la Giornata missionaria mondiale del 1992. La Megamisión è infatti innanzitutto un grande impegno pastorale, poiché la cosa più importante è rendere i sacerdoti, i diaconi, i religiosi, le religiose e i laici «consapevoli che la missione è centro e orizzonte della Chiesa ma è anche un modo con il quale la Chiesa risponde alla cura dei bisognosi e si fa agente di unione».

L’obiettivo, precisa padre Álvaro Lozano Platonoff, vicario episcopale per la pastorale, è di «andare nei luoghi in cui è più richiesta la presenza di Dio e incoraggiare i giovani ad avere un ruolo speciale, a essere i principali interlocutori missionari, che è una priorità per il Papa e per la nostra Chiesa». Sebbene la missione abbia un “volto giovane”, non vi è alcun limite di età per partecipare. Vengono convocate tutte le persone, le associazioni e le comunità parrocchiali che vogliono aiutare, le quali avranno l’opportunità di scegliere l’ambiente di loro interesse. La Megamissione è organizzata da padre Manuel Sánchez, direttore della Pastorale giovanile vocazionale; con lui lavoreranno missionari e giovani che partecipano attivamente ai gruppi parrocchiali, accompagnati da sacerdoti, religiosi e membri delle commissioni arcidiocesane. Parallelamente si adopereranno alla buona riuscita dell’impresa movimenti ecclesiali, membri della vita consacrata, associazioni civili.

Queste settantadue ore consecutive di missione sono dunque una risposta alla convocazione fatta da Francesco di un Mese missionario straordinario, che avrà luogo a ottobre con il tema Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo. «Il Papa vuole risvegliare le coscienze sulla missione», ha affermato padre Luis Alberto Castillo, segretario nazionale per la propagazione della fede nell’Ompe, organismo incaricato di coordinare le attività del Mese missionario straordinario in Messico. L’importanza di questo progetto risiede nel fatto che «ci sono luoghi di Città del Messico, aree di conflitto, nei quali non si conosce Cristo o ci si comporta come se non lo si conoscesse, dove gli individui hanno sentito qualcosa di Lui che non corrisponde alla realtà. Devono essere raggiunti».

Chi decide di entrare nella Megamissione svolgerà attività di volontariato per un massimo di tre giorni consecutivi, che si concluderanno con una manifestazione e un concerto nel centro storico della capitale. Si comincerà venerdì 25 ottobre: quel giorno ogni partecipante svolgerà, da solo o in compagnia di familiari e amici, buone azioni nel proprio quartiere o in quello scelto in base alle preferenze. Sabato 26 i volontari andranno invece nei luoghi assegnati dalle associazioni civili partecipanti, inclusi ospedali e carceri; ogni gruppo sarà composto da un minimo di dieci a un massimo di venti persone. Per esempio, spiega padre Lozano Platonoff, «coloro che sono interessati all’ecologia possono andare a pulire le aree verdi della città, fare un rimboschimento o aumentare fra i cittadini la consapevolezza dell’importanza di separare i rifiuti». Domenica 27 le attività inizieranno con una messa in cattedrale, seguita da un raduno di tutti i volontari che eseguiranno cinque buone azioni, una per ogni ambito. «Le azioni sociali che faremo sono semplici — conclude il vicario episcopale per la pastorale — ma sono dettagli d’amore che rafforzano la vita di qualcuno che sta attraversando momenti difficili».

Domenica 29 settembre, nella basilica di Nostra Signora di Guadalupe, il cardinale arcivescovo Aguiar Retes presiederà una concelebrazione eucaristica per mettere il progetto missionario nelle mani della Vergine.

di Giovanni Zavatta

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19 settembre 2019

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