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Buona notizia

· Il commento del cardinale segretario di Stato ·

«Il ruolo di Papa Francesco è stato determinante». Non solo «perché lui ha preso l’iniziativa di scrivere ai due presidenti per invitarli a superare le difficoltà esistenti fra i due Paesi e trovare un punto di accordo, un punto di incontro». Ma anche perché egli «viene da quella regione e quindi conosce effettivamente la problematica e ha trovato anche la maniera giusta per favorire un po’ il superamento della distanza e il riavvicinamento».

La foto diffusa dalla Casa Bianca della telefonata fra Obama e Castro (Ansa)

Lo ha sottolineato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, commentando ai microfoni di Radio Vaticana la ripresa dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba.

Intervistato da Roberto Piermarini, il porporato ha ricordato anche «il lavoro che è stato compiuto in tanti anni. Perché ogni decisione — ha spiegato — e soprattutto ogni decisione di questo tipo, di questa portata, di questa importanza, ha tutto un retroterra fatto di lavoro, fatto di sforzi, fatto di pazienza, fatto di piccoli passi». Per questo ha voluto sottolineare il contributo delle tante persone che «hanno dato il loro apporto per arrivare a questa conclusione», riferendosi in particolare allo storico impegno della Santa Sede su questo fronte: dal messaggio di Giovanni XXIII ai viaggi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, senza dimenticare l’attività intrapresa dai nunzi apostolici.

Profondo conoscitore dell’area, essendo stato per oltre quattro anni rappresentante pontificio in Venezuela, il cardinale Parolin ha anche evidenziato come questa novità nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba potrà influire positivamente in tutta la regione latinoamericana. Auspicando in proposito «riflessi positivi», ha fatto riferimento a quelle «situazioni che hanno bisogno di trovare un miglioramento, una soluzione». Del resto, ha detto, «il fatto che ci sia anche una specie di modello — perché due nazioni che hanno avuto tanti problemi abbiano potuto, grazie alla buona volontà e al coraggio anche dei loro leader, arrivare a questa conclusione — forse potrà ispirare altri ad avere altrettanto coraggio e cercare la strada del dialogo e dell’incontro».

Interpellato poi sui frutti che tale decisione potrà portare per la Chiesa a Cuba, il cardinale ha evidenziato «che anche la Chiesa ha partecipato in maniera gioiosa a questo avvenimento» Si tratta, ha spiegato, di «un ulteriore passo che aiuterà la Chiesa a svolgere sempre meglio la sua funzione all’interno della società cubana per la costruzione di una realtà sempre più solidale».

Infine il segretario di Stato ha rimarcato che, al di là delle «tante e tante collaborazioni» che hanno permesso di raggiungere tale risultato, soprattutto bisogna «veramente ringraziare Dio per questo passo. È un buon segno, una buona notizia in mezzo a tante notizie del mondo di oggi che sono piuttosto di segno contrario. Ci dice che è possibile quello che i Papi in generale e il Papa Francesco in particolare hanno sempre detto e su cui hanno insistito: è possibile arrivare a capirsi; è possibile arrivare a comprendersi; è possibile arrivare a collaborare e a trovare anche delle strade di uscita dalle difficoltà che ci separano».

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17 settembre 2019

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