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Bruxelles si mobilita per Lampedusa

· Piani d’azione comuni di fronte al dramma dei profughi ·

«L’Italia deve guardare a se stessa, ma all’interno della grande famiglia dell’Europa». Con queste parole, pronunciate oggi a Milano, il ministro dell’Integrazione italiano, Cécile Kyenge, ha chiarito la questione cruciale che il problema dell’immigrazione pone all’Europa: quello di una solidarietà reale, che vada al di là delle strettoie burocratiche. E in tal senso Bruxelles sta rispondendo con la messa a punto di vari piani d’emergenza, mentre a Lampedusa proseguono le ricerche per individuare altri corpi delle vittime del naufragio del 3 ottobre: i morti accertati sono 302, mancano all’appello 61 persone.

Durante la sessione plenaria del Parlamento Ue, ieri a Strasburgo, il vice presidente della Commissione europea, Michel Barnier, ha annunciato che nove Paesi (Germania, Finlandia, Austria, Danimarca, Ungheria, Lussemburgo, Svezia, Olanda e Irlanda) hanno dato la loro disponibilità ad accogliere 10.000 rifugiati siriani. Germania, Francia, Svezia, Regno Unito e Belgio sono i Paesi che hanno accolto finora il maggior numero di rifugiati quest’anno: sui 300.000 complessivi arrivati in Europa, il settanta per cento delle richieste d’asilo è stato ricevuto da queste cinque Nazioni.

Barnier ha sottolineato che il sostegno all’Italia, chiamata ogni giorno a fronteggiare nuovi sbarchi sulle sue coste, verrà presto implementato. Oltre all’aiuto organizzativo, con la task force Roma-Bruxelles decisa dai ministri degli Interni dell’Unione, saranno stanziati nuovi fondi.

Intanto, ieri la Commissione giustizia del Senato italiano ha approvato un emendamento che elimina il reato di immigrazione clandestina. Anche il Governo ha sostenuto l’emendamento.

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12 novembre 2019

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