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Bruxelles corre ai ripari

· Il giorno dopo la Brexit nel Regno Unito si raccolgono firme per un nuovo referendum ·

Londra, 25. «Non sarà un divorzio consensuale». E’ l’espressione usata dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per spiegare il percorso che attende l’Unione europea e il Regno Unito, per arrivare a un accordo che ridisegni i rapporti, dopo il referendum che ha sancito la Brexit. Intanto si dimette Lord Jonathan Hill, commissario europeo per i servizi finanziari.

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker (Afp)

Il giorno dopo la notizia che ha fatto crollare Borse e sterlina, la parola d’ordine sembra sia iniziare immediatamente i negoziati tra Bruxelles e Londra per evitare ulteriore instabilità che porterebbe solo danni all’economia. Il messaggio si chiarisce soprattutto quando da Bruxelles fanno sapere che il vertice straordinario della prossima settimana ascolterà nella prima giornata il premier britannico dimissionario David Cameron ma poi diventerà al secondo giorno un vertice a 27.

Significativa anche la riunione immediatamente convocata a Berlino dei ministri degli Esteri dei sei Paesi fondatori dell’Unione europea, da cui è emersa la necessità di lavorare con nuove energie per trovare soluzioni ai problemi più gravi dell’Unione, dalla sicurezza alla occupazione, oltre a dare una risposta al fenomeno migratorio.

«Siamo in una nuova fase dell’integrazione», afferma il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, che apre all’ipotesi di un’Europa a più velocità, purchè più efficace. E mentre in Europa i vari partiti euroscettici parlano di referendum anche in Francia, Olanda e Finlandia, in Gran Bretagna c’è chi esprime tutto il disappunto per l’uscita dall’Europa decisa con uno scarto di punti determinato dal voto degli anziani e dei non laureati. I più delusi sono i giovani che hanno votato, quasi al 70 per cento, per rimanere uniti a Bruxelles. E ha già superato il milione di firme, in poche ore, la petizione lanciata da un gruppo di parlamentari britannici. Si chiede al governo di «applicare una regola secondo la quale se le preferenze per l’uno o l’altro sono sotto al 60 per cento su un’affluenza inferiore al 75 per cento, allora dovrebbe esserci un altro referendum». La petizione sarà valutata martedì dalla commissione incaricata. Sui quotidiani britannici, diversi analisti mettono in luce quanto la Brexit al momento abbia diviso il Regno Unito più di quanto abbia sancito il distacco dall’Europa.

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