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Bruciate vive
nel nome dell’Is

· ​A Mosul la ferocia jihadista si accanisce contro le donne mentre a Falluja peggiora l’emergenza umanitaria ·

Orrore in Iraq. Uomini del cosiddetto Stato islamico (Is) hanno bruciato vive, in una piazza di Mosul, 19 ragazze curde che si erano rifiutate di divenire loro schiave. 

A riferirlo, oggi, è l’agenzia di notizie Ara (Kurdish News Agency), ripresa da diversi media internazionali. Le giovani donne, chiuse in gabbie di ferro, sono state portate in una piazza e date alle fiamme davanti a centinaia di persone. «Nessuno ha potuto fare niente per salvarle» ha detto un testimone. Il feroce crimine di Mosul conferma, se mai ce ne fosse bisogno, il clima di estrema violenza e di terrore che segna i territori in mano ai jihadisti di Al Baghdadi. Lo stesso accade infatti anche a Falluja, città sotto l’assedio delle forze regolari irachene supportate dalla coalizione internazionale a guida statunitense, dove migliaia di civili stanno cercando di fuggire dai quartieri in cui sono intrappolati. Ed è di pochi giorni fa la notizia del ritrovamento di una fossa comune contenente i cadaveri di circa 400 persone, tra civili e militari, uccise dai miliziani dell’Is quando s’impossessarono della città. Secondo i dati delle Nazioni Unite, sono oltre 200.000 i civili siriani che rischiano di diventare sfollati nelle prossime ore a causa di quest’offensiva. Nella città manca tutto: generi alimentari e igienici, e la maggior parte di scuole e ospedali sono stati distrutti dai bombardamenti. Episodi di violenza e sciacallaggio sono all’ordine del giorno. Inoltre, stando a un rapporto di Norvegian Refugee Council (Nrc), una delle più importanti organizzazioni umanitarie internazionali che operano nella regione, numerosi civili sono stati uccisi mentre fuggivano: i miliziani sparavano deliberatamente sulla folla. La notizia è stata confermata dalle agenzie internazionali.

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26 maggio 2019

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