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Brown lascia la guida del Labour e rimette in gioco il partito

· Il premier a sorpresa annuncia trattative con Clegg ·

Con un colpo di teatro, il primo ministro britannico, Gordon Brown, ha annunciato ieri le dimissioni da leader laburista, riaprendo così i giochi per la formazione del nuovo Governo  con un appello diretto ai liberaldemocratici. Proprio mentre  usciva la notizia di una prima bozza di accordo tra conservatori (che hanno vinto le elezioni di giovedì scorso) e  liberaldemocratici, Brown ha così rimescolato le carte, con una mossa che accoglie la  pre-condizione posta dal leader dei LibDem, Nick  Clegg, per trattare con i laburisti.  Non a  caso, Clegg — che aveva auspicato l'uscita di scena di Brown — ha parlato di «elemento importante per  una transizione morbida verso un Governo stabile».

Comunque vadano i negoziati, Brown non farà dunque parte della contesa prossima ventura. Ma potrebbe restare come primo ministro ad interim per guidare il Paese verso la transizione.     «Dovesse emergere — ha detto Brown alla stampa — una coalizione tra  Labour e LibDem, credo sia nell’interesse della Nazione dar vita a un Governo che può  ottenere un voto di fiducia in Parlamento».

Sulla stampa britannica la mossa  del premier di lasciare la guida dei laburisti per aprire  la strada a un possibile Governo con i liberaldemocratici ha  suscitato giudizi contrastanti. «Brown imbocca l’uscita e  lancia una trave sul negoziato dei Tories», ha scritto stamane il «Times». Per il «Financial Times», Gordon Brown doveva farsi da parte  perché «non ha saputo guadagnarsi il sostegno e la simpatia  dell’elettorato». E se per il progressista «Daily Mirror» la  mossa del premier uscente dimostra che è ancora «un maestro di  strategia», i tabloid favorevoli ai Tories se la sono presa con la  disinvoltura dei liberaldemocratici, che stanno trattando su due  tavoli. «Clegg a due facce», ha infatti titolato il «Daily Mail».

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