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Brexit
alla resa dei conti

· Le prospettive aperte dal voto britannico ·

Theresa May ha perso la sua scommessa. La leader dei Tories esce molto indebolita dal confronto elettorale. Aveva sciolto il parlamento con tre anni di anticipo e chiesto il voto per ottenere un solido mandato popolare e quindi una forte maggioranza in grado di gestire al meglio i negoziati per la Brexit con l'Unione europea. Il progetto è fallito e ora si apre la delicatissima fase delle alleanze. 

Un gatto di fronte al numero dieci  di Downing Street (Afp)

Dalle urne però emerge con nettezza un dato politico: la prospettiva di una hard Brexit è entrata in crisi, così come tutto il fronte euroscettico, con l’Ukip che non ha ottenuto nemmeno un seggio. I britannici si stanno rendendo conto che abbandonare l’Unione europea potrebbe costare loro molto caro in un contesto internazionale sempre più incerto, nel quale l’isolamento è inaccettabile. Bruxelles può festeggiare, per ora. Sulla carta, il rebus delle alleanza appare molto complicato. May non può guardare in direzione dei LibDem, che hanno già detto di non voler sostenere un suo futuro esecutivo: troppo profonda la distanza sulla Brexit. Il partito di Tim Farron è l’unico che ha promesso un secondo referendum sulla decisione del 23 giugno 2016, ma ha sbagliato la campagna e non ha convinto. Dall’altra parte ci sono i laburisti e il partito nazionale scozzese (Snp). I primi sono riusciti a risalire nei consensi soprattutto grazie al collasso dei populisti dell’Ukip. A premiare il partito di Jeremy Corbyn è stato un voto di reazione alla Brexit da parte della working class che ha deciso di spostare i propri consensi togliendoli all’Ukip. Da tempo i laburisti sostengono la strada di una soft Brexit — senza l’uscita dal mercato unico e dall’unione doganale, come proposto da May — in modo da stabilizzare la ripresa economica. I nazionalisti scozzesi, dal canto loro, non sono riusciti a ottenere quella vittoria schiacciante che sarebbe stata letta come un mandato a proseguire sulla strada del referendum sull’indipendenza promesso dal leader Nicola Sturgeon. I giochi sono aperti. La strada indicata da May, quella di un’alleanza con i nordirlandesi del Dup, darebbe una strettissima maggioranza con poca governabilità. L’altra strada sarebbe invece quella di un governo di larghe intese che possa nell’immediato traghettare il paese nei negoziati con Bruxelles, affrontare l’emergenza terrorismo e quindi preparare le prossime elezioni. Tutto dipenderà dal confronto interno ai conservatori. 

di Luca M. Possati

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23 maggio 2019

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