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Brahimi senza risposte

· L’inviato di Nazioni Unite e Lega araba dichiara di non avere un piano sulla Siria ·

Un milione e mezzo di persone fuggite nei Paesi confinanti

Mentre in Siria si segnalano nuove stragi e sempre più diffuse violenze ai danni delle popolazioni civili, il rappresentante speciale dell’Onu e della Lega araba Lakhdar Brahimi, ha dichiarato ieri in un’audizione al Consiglio di sicurezza di non avere un piano di azione e di attendere un segnale dalle parti in conflitto, impegnate però in una «lotta fino alla morte». La situazione delle popolazioni, intanto, si fa di ora in ora più grave. Secondo Brahimi, circa un milione e mezzo di siriani sono fuggiti nei Paesi confinanti e in patria rimangono centinaia di migliaia di sfollati.

Sempre oggi, mentre proseguono bombardamenti governativi sulle località siriane occupate dai ribelli, una fazione di questi ultimi, il Consiglio militare rivoluzionario di Damasco, ha rivendicato l’attacco dinamitardo sferrato in mattinata contro una sede dei servizi di sicurezza nella capitale, situata in un ex edificio scolastico, in una zona altamente sorvegliata e protetta da barriere stradali fin dall’inizio della rivolta. Secondo un comunicato di rivendicazione dell'attentato, citato dall’emittente Al Arabiya, sarebbero stati uccisi decine di soldati e ufficiali. Le autorità siriane hanno confermato l’attacco di stamani, ma hanno smentito che ci siano stati morti. Il bilancio diffuso dall’agenzia di stampa ufficiale Sana è infatti di sette feriti, dei quali non si forniscono peraltro le generalità, né si precisa se siano civili o militari. L’attacco è attribuito a non meglio precisati terroristi e si afferma che a esplodere sono stati due ordigni.

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