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Braccio di ferro
tra Ue e Turchia

· ​Ankara resiste alle norme antiterrorismo previste dall’accordo con Bruxelles ·

No alla reintroduzione di controlli al Brennero. È precisa la presa di posizione del Commissario alla migrazione, Dimitri Avramopoulos. Riferisce di aver scritto all’Austria una lettera che definisce «molto ferma». 

Profughi stipati tra le recinzioni metalliche  nel campo greco di Idomeni (Reuters)

La Commissione «monitorerà la situazione», assicura Avramopoulos, spiegando che «i controlli devono essere sempre adeguati al livello della minaccia». La situazione in Europa in tema di migranti resta critica. La Germania ha annunciato di prolungare i controlli alle frontiere. L’Ungheria ha dato il via libera al referendum sui ricollocamenti dei rifugiati. Entro giovedì dovrebbe essere adottata la proposta della Commissione che consente il prolungamento dei controlli in punti specifici delle frontiere per altri sei mesi. Riguarderà anche Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia. Ci sono poi le tensioni con la Turchia. L’accordo fatto a marzo con l’Ue deve essere attuato passo dopo passo. Bruxelles ha deciso di rinviare a data da destinarsi la riunione sulla liberalizzazione dei visti prevista per venerdì, dopo che il presidente Erdoğan si è detto contrario alla modifica della legge antiterrorismo turca. Al presidente la Commissione risponde che «non c’è un piano B, ma solo il Piano A di cui si prosegue l’attuazione». Per le istituzioni europee per ottenere la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi in area Schengen, la Turchia deve «rispettare tutti i requisiti» indicati nell’accordo del 18 marzo. Oltre alla controversa legge antiterrorismo, Ankara è chiamata ad assicurare misure per la lotta alla corruzione, l’allineamento agli standard europei per la protezione dei dati personali, e un accordo di effettiva cooperazione con Europol e per la lotta al crimine organizzato.

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