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Braccia giovani per la vecchia Europa

· Padre Bentoglio sulle migrazioni nel continente ·

Sembra un assurdo eppure il Parlamento europeo stima che nel 2050  serviranno oltre cinquantasei milioni di immigrati in età lavorativa, per sopperire alla progressiva diminuzione della di manodopera nei Paesi del vecchio continente. Ed è una prospettiva  considerata talmente realistica da influenzare le politiche migratorie comunitarie. Infatti dopo le più o meno pesanti restrizioni agli ingressi di extracomunitari nei Paesi europei, che hanno caratterizzato l'ultimo ventennio,  si sta via via affermando la tendenza a facilitare l'accesso a personale qualificato o ai cosiddetti "circolari", cioè a quanti  non hanno il Paese d'ingresso come meta finale. Ora, lasciando da parte la questione pur gravissima della disoccupazione che colpisce le popolazioni del vecchio continente, bisogna prendere atto del fenomeno nuovo che investe la questione migratoria, della diversa valutazione che viene fatta nei confronti degli emigranti e del valore aggiunto che essi possono rappresentare come fattore di sviluppo per una nazione.

Da sempre la Chiesa, e non a caso, continua a porre l'accento - oltre naturalmente alle questioni etiche, legate all'accoglienza e alla solidarietà umana - sul grande valore che rappresentano gli emigranti proprio per il loro apporto al mondo del lavoro nei Paesi in cui approdano. Smontata l'accusa della sottrazione di lavoro ai residenti - gli emigrati infatti sono andati a coprire mansioni spesso rifiutate o ritenute degradanti - si è piano piano affacciata quella della mancanza di qualificazione professionale. E ora le proiezioni parlano di future necessità  di personale  specializzato, soprattutto in considerazione del declino demografico che in Europa non accenna a diminuire.

Non era dunque vano il continuo appello della Chiesa a guardare ai movimenti migratori in un'ottica positiva, soprattutto come fattore di vicendevole arricchimento tra i popoli.  Lo ha sottolineato lo scalabriniano Gabriele Bentoglio, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, quando nei giorni scorsi è intervenuto al corso di formazione «Linee di pastorale migratoria» promosso dalla fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana. Il religioso  ha messo in evidenza proprio i costanti appelli della Chiesa in questo senso, riferendosi in particolare all'istruzione Erga migrantes caritas Christi, proponendone una rilettura attuale e alla luce degli insegnamenti di Benedetto XVI. Ad ascoltarlo i direttori di Migrantes regionali e diocesani e i loro collaboratori, i cappellani etnici che svolgono il loro ministero nelle varie diocesi italiane, religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato, missionari per gli italiani all'estero, seminaristi e juniores.

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17 novembre 2019

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