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Bp dovrà risarcire
20 miliardi di dollari

· Per i danni causati dalla marea nera del 2010 nel Golfo del Messico ·

Si conclude con un risarcimento record di 20 miliardi di dollari a carico del colosso petrolifero Bp la vicenda della “marea nera”, ovvero l’incidente su una piattaforma nel Golfo del Messico (marzo del 2010) che, esplodendo, provocò la morte di undici operai e l’inquinamento delle coste di cinque Stati americani. 

Un’immagine del disastro petrolifero  del 2010 nel Golfo del Messico (Epa)

L’esplosione sulla piattaforma Deepwater Horizon causò il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti, avendo superato di oltre dieci volte per entità — indicano gli esperti — quello della petroliera Exxon Valdez, nel 1989. Dopo avere stabilito in precedenza che la società petrolifera era stata «grossolanamente negligente», il giudice federale, Carl Barbier, ha approvato ieri — in via definitiva — un accordo risarcitorio, il più grande del genere. La decisione mette la parola fine a sei anni di controversie legali tra l’Amministrazione statunitense e la Bp. La causa intentata contro il colosso petrolifero è stata definita «il processo ambientalista del secolo».

Il giudice federale ha sentenziato che il pagamento verrà dilazionato nel corso di sedici anni e coprirà i danni provocati dagli oltre cinque milioni di ettolitri di greggio spersi nel mare di cinque Stati che si affacciano sul Golfo del Messico (Alabama, Florida, Louisiana, Mississippi e Texas). Lo sversamento ebbe inizio il 20 aprile di sei anni e si concluse ben 106 giorni dopo, il 4 agosto del 2010. Per mesi enormi chiazze di petrolio hanno galleggiato in superficie, mentre la frazione più pesante del greggio ha formato ammassi chilometrici sul fondale marino. Tra i punti dell’accordo finale, è previsto, inoltre, che la compagnia petrolifera versi 5,5 miliardi di dollari di sanzioni all’Amministrazione statunitense.

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