Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Bowie mai banale

Cinque decenni di musica rock attraversati con un rigore artistico che può sembrare in contraddizione con l’immagine ambigua utilizzata, soprattutto a inizio carriera, per attirare l’attenzione dei media. 

Si potrebbe anzi affermare che, aldilà degli eccessi apparenti, l’eredità di David Bowie, morto il 10 gennaio a 69 anni, è racchiusa proprio in una sorta di personalissima sobrietà, espressa finanche nel fisico asciutto, quasi filiforme. Una personalità musicale, quindi, mai banale, via via costruita grazie alle frequenti incursioni in altre forme artistiche — prima tra tutte la pittura, ma anche cinema e teatro — e grazie all’apertura a innumerevoli suggestioni. Partito dal beat inglese della metà degli anni Sessanta, Bowie, nei suoi venticinque dischi (l’ultimo dei quali, Blackstar, pubblicato solo alcuni giorni fa) ha spaziato dal soul al R&B, dal folk al glam rock. Realizzando anche alcune vere perle, come Heroes, un semplice inno rock dedicato ai ragazzi della Berlino ancora separata dal muro. E riuscendo a suscitare un consenso crescente nel corso degli anni. In un’intervista alla Bbc, anche il primate anglicano, Justin Welby, ha oggi ricordato come la musica di Bowie abbia costituito una sorta di colonna sonora personale.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

09 dicembre 2016

Prossimi eventi

NOTIZIE CORRELATE