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Bouteflika rinuncia
ma le proteste continuano

· ​Il capo dello stato algerino in carica dal 1999 ha annunciato di non candidarsi alle presidenziali ·

Gli algerini non ci credono. Nonostante Abdelaziz Bouteflika, l’ottantaduenne presidente al potere dal 1999, abbia annunciato ieri di non volersi ricandidare per quello che sarebbe stato il suo quinto mandato presidenziale e abbia rinviato le elezioni presidenziali, fino ad oggi previste per il 18 aprile, a data da destinarsi, ancora oggi nuove manifestazioni si sono tenute ad Algeri e in altre città del paese. 

Proteste studentesche ad Algeri (Foto Epa)

Ieri, dopo le imponenti proteste che hanno attraversato nei giorni scorsi tutto il paese, sembrava dunque che l’anziano capo dello stato, appena rientrato ad Algeri dopo due settimane di cure in Svizzera per i postumi di un ictus, avesse accolto le rivendicazioni della piazza. Tuttavia, soprattutto dalla Francia, dove l’opposizione è molto attiva, tanto da organizzare negli ultimi giorni cortei di protesta a Parigi e in altre città del paese, si manifesta scetticismo per una transizione che sarà comunque guidata dall’apparato di potere legato a Bouteflika. In attesa di una conferenza nazionale incaricata di redigere la nuova costituzione, il posto del premier dimissionario Ahmed Ouyahia sarà preso dall’attuale ministro dell’Interno Noureddine Bedoui, e il suo vice sarà l’ex ministro degli Esteri Ramtane Lamamra, altro uomo notoriamente vicino alla presidenza.
Come accennato, che la strada verso la pacificazione nazionale sia ancora molto lunga e piena di insidie lo dimostra il fatto che, dopo le prime manifestazioni di giubilo da parte della popolazione subito dopo la diffusione del messaggio presidenziale, questa mattina molta gente è di nuovo scesa in strada per chiedere un cambiamento immediato, senza attendere le tappe del processo di transizione stabilito da Bouteflika. A Bajaia i lavoratori hanno dato inizio a uno sciopero che ha paralizzato le operazioni nell’aeroporto mentre si registrano nuovi appelli a un venerdì di protesta contro quello che viene già definito come il «quarto mandato prolungato».

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12 novembre 2019

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