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Borse mondiali a picco La paura corre sul filo del fiorino

· Nuovo minimo dell'euro nei confronti del dollaro ·

Quella di ieri non è stata una giornata facile per le Borse mondiali e per Wall Street in particolare. La delusione per i dati sull’occupazione americana ha riacceso i timori sulla tenuta e sulla sostenibilità della ripresa economica. Ma a complicare le cose sono state le notizie dal Vecchio Continente dove l’Ungheria ha lanciato l’allarme e ha messo in guardia su un possibile nuovo caso Grecia.

Il Dow Jones ha perso 324,06 punti, ovvero il 3,2 per cento, a 9.931,22 punti, con Caterpillar e American Express in calo del 5 per cento e General Electric del 4,5. Il Dow Jones ha quindi chiuso la settimana in calo del 2 per cento e dall’inizio dell’anno perde il 4,8. Il Nasdaq ha archiviato la seduta in flessione del 3,6 e la settimana in calo dell’1,7. Nel 2010 l’indice ha perso il 2,2 per cento. Lo S&P500 ha lasciato sul terreno il 3,4, per chiudere la settimana con un rosso dell’1,7 che porta il bilancio dall’inizio dell’anno al meno 4,5. Le perdite accusate dallo S&P500 e dal Nasdaq sono — secondo le rilevazioni dell'emittente Cnbc — maggiori a quelle registrate il 6 maggio scorso, il giorno del flash crash. L’ondata di vendite si è verificata fra scambi sostenuti per 6,3 miliardi di titoli.

E che la giornata sarebbe stata tutta in salita per Wall Street si è intuito da subito. Prima dell’avvio delle contrattazioni il dipartimento del Lavoro ha comunicato gli attesi dati sull’occupazione per maggio: l’economia americana ha creato lo scorso mese 431.000 posti di lavoro, sotto le attese degli analisti. E questo non ha potuto non lanciare nel panico gli investitori. «Le indicazioni mettono in evidenza la fragilità della ripresa economica», osserva Ethan Harris di Bank of America Merrill Lynch. «Sono deludenti soprattutto dopo i forti guadagni di marzo e aprile», aggiunge Sophia Koropeckyj di Moody’s. «I dati sono un chiaro avvertimento del fatto che la ripresa sarà molto debole; con i prezzi delle case ancora in calo, i tagli di bilancio degli Stati e i problemi dell’Europa che pesano sulle esportazioni, il futuro non è brillante», precisa Dean Baker del Center for Economic and Policy Research.

A far crescere ancora la paura è stato anche il riaccendersi dei timori di contagio in Europa: l’allarme dell’Ungheria fa sprofondare l’euro e sembra lasciare intravedere un’allargarsi della crisi del debito. Questo anche se l'Ungheria non è un Paese della zona euro ma uno dei Ventisette dell’Unione Europea. Gli investitori si mostrano preoccupati anche per lo Stato di salute del sistema bancario europeo: secondo alcuni rumors Société Générale (meno 8 per cento) avrebbe un possibile buco legato all’esposizione sui derivati. Il gruppo ha rifiutato di replicare alla richiesta di un commento ma, secondo quanto risulta all’agenzia Bloomberg, avrebbe contattato direttamente gli analisti finanziari per smentirne l’esistenza.

Il timore di un default ungherese ha fatto tremare ache le borse europee, che hanno chiuso tutte in forte calo. L’Ftse100 di Londra ha perso l’1,63 per cento a 5.126,00 punti, il Cac40 di Parigi ha lasciato sul terreno il 2,86 a 3.455,61 punti, il Dax di Francoforte cala dell’1,91 a 5.938,88 punti, l’Ftse Mib di Piazza Affari cede il 3,79 a 18.734,73 punti. Male anche l’Ibex di Madrid, che arretra del 3,8 per cento a 8.923,4 punti. Atene è crollata del 5,56 per cento a 709,20 punti e Budapest ha accusato il colpo e perso il 3,34 a 21.288,93 punti.

L’euro è crollato sotto la soglia di 1,20 dollari, ai minimi dalla primavera del 2006. La moneta unica ha toccato un minimo di seduta di 1,1971 dollari ed è scesa poi al livello più basso di sempre nei confronti del franco svizzero, con un cambio di 1,3867, record negativo dal 1999, anno di nascita della zona euro.

Intanto, segnali d'incertezza arrivano anche dalla Spagna. Il vice premier Maria Teresa De la Vega ha dichiarato ieri che «non esiste ancora nessun documento ufficiale, valido né definitivo» sulla riforma del mercato del lavoro. Lo ha riportato l’edizione elettronica di «El Mundo». In una conferenza stampa che ha seguito il consiglio dei ministri De la Vega ha ribadito la volontà del Governo di approvare per decreto il prossimo 16 giugno la riforma del mercato del lavoro se la Ceoe (l'unione degli industriali spagnoli) e i sindacati non raggiungeranno un accordo. Al momento — dicono fonti della stampa spagnola e internazionale — il principale scoglio di dibattito sembra essere l’abbassamento degli indennizzi per il licenziamento, che in alcuni casi potrebbero ridursi a venti giorni per anno lavorato dai trentacinque attuali.

Comisiones Obreras, uno dei due sindacati più importanti in Spagna, ha fatto sapere ieri che uno sciopero nazionale «sembra inevitabile» a fronte di un progetto di riforma governativo che si profila — secondo molti esperti citati dalla stampa — «ingiusto, squilibrato e antieconomico», mentre il sindacato socialista Ugt ha indetto due riunioni plenarie per discutere sulla possibilità di un nuovo sciopero.

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