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Borse a scoppio ritardato

· Listini in calo per i timori sulla tenuta della Spagna ·

Ma a pesare davvero sono i dati sul rallentamento cinese

Timori per l’economia globale, dubbi che riaffiorano sulla tenuta delle finanze pubbliche in Spagna e Portogallo, ripresa al rallentatore negli Stati Uniti e con molte incognite: questi gli elementi che continuano a tenere in ostaggio i mercati, mettendo le Borse europee ancora sotto pressione, e dando ai titoli di Stato rifugio, come il bund tedesco, nuova spinta propulsiva ai danni del debito periferico, con il risultato di un rialzo dello spread italiano oltre quota 330.

Ieri le Borse, dopo un esordio in negativo, in Europa hanno recuperato terreno sul finale, archiviando comunque con un meno 2,5 per cento (per l’indice Stoxx 600) una settimana da dimenticare: non andava così male dallo scorso dicembre, il mese in cui c’era chi temeva per l’euro. Per la sola giornata di ieri, comunque, i danni sono stati contenuti e alla fine Londra ha chiuso con più 0,16, Parigi con più 0,11, Francoforte e Milano (quest’ultima reduce da una serie di sedute da maglia nera d’Europa) con più 0,21. Stona nettamente Madrid, meno 0,86 per cento. Pesa, complessivamente, la sensazione che le Borse globali abbiano guadagnato troppo in troppo poco tempo nelle scorse settimane, con lo S&P 500 americano che da gennaio ha segnato un più dieci per cento. Una correzione, insomma, che si accompagna a diffusi timori sulla solidità della ripresa globale.

Ha innescato una pioggia di vendite, questa settimana, l’indice sulle piccole e medie imprese nel settore manifatturiero in Cina, ancora in negativo. Pesa poi l’inatteso calo degli acquisti di abitazioni negli Stati Uniti, un’economia dove la ripresa del settore immobiliare, che sta ancora assorbendo il crollo del periodo dei mutui subprime, è giudicato fondamentale per la ripresa tout court dell’economia. A peggiorare il quadro ci si è messa poi la fiammata dei prezzi petroliferi, in rialzo di quasi due dollari a quota 125. Risultato, i flussi d’investimento globali sono tornati sul «porto sicuro» dei Treasuries americani e del Bund tedesco, quest’ultimo in rialzo da quattro sedute consecutive. I decennali tedeschi chiudono la miglior settimana in oltre un anno, mentre i titoli di Stato italiani chiudono la peggior settimana del 2012 sui timori per la Cina e la stessa Europa. I Btp italiani, in ripresa nell’ultima parte della seduta con lo spread decennale a 318, ieri sono arrivati a offrire il 5,21 per cento, 330 punti base sopra il bund tedesco. La spinta negativa sarebbe guidata però dalla Spagna, e dai timori per gli impegni di Madrid contro il deficit, giudicati da molti non sufficienti: il Paese iberico sta ampliando la sua forbice negativa sull’Italia e il suo spread chiude a 351 dopo una fiammata a quasi 370 punti base, non lontano dai livelli d’allarme.

Dunque, a influenzare negativamente i mercati sono soprattutto i dati sul rallentamento cinese. Parlando all’Assemblea nazionale del popolo, il Parlamento cinese, il premier Wen Jiabao, aveva messo l’accento sulla debolezza della domanda nei principali mercati della Cina (Europa e Stati Uniti) e ha espresso l’impegno a contenere entro il quattro per cento l’aumento dell’inflazione, una delle maggiori preoccupazioni del Governo. Le stime di crescita sono state riviste al 7,5 per cento, ovvero mezzo punto più basso dell’obiettivo dell’otto per cento, tenuto fermo per tutto il decennio scorso.

L’indebolimento dei mercati di punta costringe il Dragone non solo a espandersi, ma anche a prendere le giuste cautele per evitare possibili tracolli. Wen Jiabao ha affermato che il Governo «promuoverà una crescita robusta, terrà i prezzi stabili e vigilerà contro i rischi di una crisi finanziaria tenendo l’offerta totale di moneta a un livello appropriato». Il tasso di cambio dello moneta cinese rimarrà «sostanzialmente stabile» nel 2012.

Nel settore immobiliare, l’Esecutivo ha promesso che manterrà in vigore le misure di contenimento dei prezzi degli immobili. Wen Jiabao ha inoltre parlato anche del debito delle amministrazioni provinciali, un’altra questione delicata. «Rafforzeremo la supervisione del debito dei Governi locali e vigileremo contro i rischi che presenta». Il Governo di Pechino ha promesso che «indagherà ulteriormente» e che regolerà «l’attività delle compagnie finanziarie gestite dai Governi locali» ha sottolineato il premier cinese.

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