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Bontà e preghiera

· Alla vigilia delle canonizzazioni del 27 aprile ·

Il 27 aprile di quest’anno saranno iscritte nell’albo dei santi due gigantesche figure di Papi: Giovanni xxiii e Giovanni Paolo ii. Pontefici molto amati e popolari, che sono rimasti nel cuore della gente e che con la loro genialità operativa hanno aperto nuovi orizzonti al cammino della Chiesa e hanno inciso nella storia del mondo. Due Papi diversi per origine e per formazione, ma ambedue grandi per la nobiltà dell’animo, per la ricca umanità e per la straordinaria spiritualità e intelligenza.

Il Papa nativo di Sotto il Monte ha affascinato grandi e piccoli con la sua straripante bontà, manifestata anche compiendo gesti di affetto spontaneo e toccante, come quando la sera dell’apertura del concilio disse alla gente in Piazza San Pietro di fare una carezza ai propri bambini, ritornando a casa, e di dire loro che era la «carezza del Papa». L’umanità ha sete di bontà, di amore, di calore umano e quando trova questi valori vissuti con l’intensità che fu propria di Papa Roncalli, l’ammirazione e la simpatia erompono spontanee. La bontà con la quale Papa Giovanni xxiii ha conquistato il mondo è stata avvantaggiata da un carattere felice, sereno e ottimista quale era il suo, ma non si deve dimenticare che quel carattere era il risultato di un impegno e di uno sforzo continuo di virtù personale, attinta alla scuola del Vangelo.

Il mondo ha anche apprezzato la figura gigantesca di Papa Giovanni Paolo ii soprattutto per quello che ha fatto nei 26 anni e mezzo di pontificato, perché questo era l’aspetto che più appariva. Tuttavia la dimensione dominante in lui è stata senza alcun dubbio la preghiera. La sua lunga vita fu una mirabile sintesi di preghiera e di azione, ma, nel suo animo e nella sua visione personale, la priorità l’aveva la preghiera. Lavorando vicino a Papa Giovanni Paolo ii, molte erano le cose che colpivano. La sua sicurezza, innanzitutto: era un uomo di certezze. E poi la profondità del suo pensiero, la capacità di parlare alle folle, la facilità per le lingue, la prontezza di battuta adatta a quella situazione. Ma la cosa che mi ha sempre impressionato di più è stata l’intensità della sua preghiera, manifestazione di una profonda e vissuta unione con Dio. 

Giovanni Battista Re

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05 dicembre 2019

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