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Bombe su una scuola
a Damasco

· Mentre ad Aleppo i combattimenti non conoscono tregua ·

È una carneficina senza fine quella che sta vivendo la Siria. E dopo gli ospedali, ora sono le scuole a essere prese di mira dai bombardamenti. Proiettili di mortaio hanno colpito ieri a Damasco la scuola Al Furqan, nella parte occidentale della capitale sotto il controllo governativo. Sette gli scolari uccisi, decine i feriti. Fonti del governo accusano i ribelli di aver aperto deliberatamente il fuoco contro l’edificio, pur sapendo che si trattava di una scuola.

Civili siriani tra le macerie di un edificio colpito dalle bombe (Reuters)

Ad Aleppo, intanto, nelle ultime ventiquattro ore sono morte oltre sessanta persone, tra le quali quindici bambini. I bombardamenti hanno colpito soprattutto la parte orientale della città, ancora nelle mani dei ribelli. E nuovi combattimenti sono segnalati questa mattina sempre ad Aleppo est. Formazioni governative stanno cercando di sfondare le linee dei ribelli. Le truppe di Assad hanno preso il controllo del cimitero islamico nel quartiere di Al Sheikh Nayar, e del quartiere di Masaken Hanano. Scontri sono invece in corso nel quartiere Al Sheikh Said, dove l’esercito si sta scontrando con i combattenti qaedisti dell’ex Fronte Al-Nusra. Sul piano politico, anche a causa del prossimo passaggio di consegne alla Casa Bianca, la diplomazia internazionale non riesce a trovare una linea comune. Ieri, in un incontro a margine del vertice dell’Apec a Lima, in Perú, il presidente statunitense, Barack Obama, e quello russo, Vladimir Putin, sono tornati a confrontarsi per cercare di trovare una soluzione che possa portare a un nuovo cessate il fuoco. Obama ha messo in evidenza la necessità per il segretario di stato americano, John Kerry, e il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov, «di continuare a perseguire iniziative per ridurre la violenza e alleviare la sofferenza del popolo siriano». Il punto cruciale sul quale Washington e Mosca non riescono a far scattare un dialogo proficuo è il futuro politico del presidente siriano Bashar Al Assad. Sulla questione ancora non c’è intesa. «Non sono ottimista sulle prospettive di breve termine in Siria» ha detto Obama. Assad ha deciso di «distruggere il suo paese per reclamare il suo potere». Nessun commento dal Cremlino.

Sullo sfondo, resta una situazione umanitaria drammatica. Soprattutto ad Aleppo, dove quasi due milioni di persone subiscono i pesanti effetti della guerra. In particolare, ad Aleppo est oltre 250.000 civili sono intrappolati nei combattimenti e non possono ricevere aiuti. «Per Aleppo est il tempo sta per scadere» ha detto ieri l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura.

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