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Bombe a Bengasi
uccidono
tre funzionari Onu

· Raid sull’aeroporto di Tripoli ·

L’esplosione di un’autobomba a Bengasi ha provocato sabato la morte di tre funzionari della missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil), due dei quali erano membri addetti alla sicurezza, oltre al ferimento di almeno dieci persone.

Tra questi vi sarebbero anche due bambini, stando a quanto riferito dal portavoce dell’Esercito nazionale libico, Ahmed Mismari.

L’attacco, che ha preso di mira un convoglio della missione Onu davanti a un negozio di alimentari nella zona di Al Hawari, è stato condotto poche ore dopo l’annuncio di una tregua, promossa dall’Onu stessa, in occasione di Eid al Adha, la Festa del sacrificio, in programma per ieri.

Da tempo l’Onu ha invitato le due parti contrapposte in Libia — l’una guidata dal presidente Fayez al Sarraj e l’altra dal generale Khalifa Haftar — a sedersi al tavolo del negoziato per sottoscrivere un accordo di pace temporanea, della durata di 48 ore, per permettere i festeggiamenti in occasione della festività.

Immediatamente dopo l’esplosione dell’autobomba, il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito d’urgenza, su richiesta della Francia, per discutere di quanto accaduto.

Una dura condanna è arrivata quindi sia dalla dichiarazione rilasciata dai quindici membri del Consiglio, sia dal segretario generale dell’Onu, António Guterres, il quale ha chiesto alle «autorità libiche di identificare e consegnare rapidamente alla giustizia gli autori» dell’attacco e a tutte le parti opposte in Libia di «rispettare la tregua umanitaria di Eid al Adha e tornare al tavolo dei negoziati per assicurare il futuro pacifico che la popolazione libica merita».

Anche il governo libico ha condannato «nei termini più forti l’attentato terroristico», indicando come responsabile dell’attacco al convoglio Onu «la forza che controlla la città di Bengasi», ovvero il generale Khalifa Haftar.

La denuncia è stata respinta da Haftar che ha invece accusato lo stesso governo di Tripoli, affermando che avrebbe stretto «legami con i gruppi terroristici» al fine di «far naufragare la tregua umanitaria annunciata dall’esercito con il patrocinio dell’Onu».

A rompere nuovamente il patto di tregua — teoricamente in programma fino alle 15 di oggi e sottoscritto da entrambe le parti contrapposte — è stato il generale Khalifa Haftar. Ieri mattina le forze a lui fedeli, asserragliate da aprile appunto nella città portuale di Bengasi, hanno sferrato un attacco a Tripoli, bombardando l’aeroporto civile di Mitiga e il quartiere residenziale nella zona di Souq Al Jum’a. Tre civili sono rimasti feriti dai raid.

Il traffico aereo nell’aeroporto della capitale, unico attualmente attivo per i voli internazionali, è stato immediatamente interrotto, ma ha ripreso le attività stamattina.

Sono più di quattro mesi che l’offensiva su Tripoli mossa dal generale Haftar assedia la pace.

Dagli inizi degli scontri ad aprile, secondo i dati ufficiali sono morte oltre mille persone, mentre si contano quasi 6.000 persone rimaste ferite e gli sfollati hanno raggiunto quota 120.000.

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26 agosto 2019

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