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Bombardato
un mercato in Siria

· ​Uccise almeno 53 persone nella città di Atareb ·


Civili siriani dopo il bombardamento a Atareb (Afp)

È di almeno 53 morti il bilancio di tre raid aerei che hanno colpito un mercato nella città di Atareb, nel nord della Siria. A denunciarlo per primi sono stati attivisti locali, che hanno parlato di numerosi bambini tra le vittime. La conferma è poi arrivata dalle agenzie di stampa internazionale. Attivisti locali hanno postato on line le immagini delle distruzioni e di molte vittime, tra le quali alcune donne. Non è ancora chiaro chi sia stato a compiere il raid, ma i sospetti vanno tutti in una sola direzione: l’esercito siriano. In effetti, Atareb è un sobborgo controllato dai ribelli alla periferia di Aleppo, città invece saldamente in mano ai governativi.

Si conferma così la diagnosi delle Nazioni Unite che pochi giorni fa aveva parlato di una «pericolosa escalation di violenze in Siria», quasi si fosse tornati indietro di qualche anno e il conflitto fosse ancora pienamente in corso. Ad Atareb — dicono fonti locali — sono stati colpiti non solo palazzi, ma anche ospedali e infrastrutture. Secondo l’accordo di Astana (siglato da Russia, Turchia e Iran), la città si trovava in una zona di de-escalation, ovvero un’area di sicurezza, dove era prevista una riduzione delle violenze. Il bombardamento è invece la dimostrazione che anche in queste zone di sicurezza si continua a combattere. Intensi scontri armati sono in corso, intanto, nella valle dell’Eufrate. Secondo fonti di stampa, i combattimenti si svolgono in queste ore attorno e dentro la cittadina di Abukamal, al confine con l’Iraq, parzialmente ancora in mano al cosiddetto stato islamico (Is), e in quella irachena di Rawa, considerata l’ultima roccaforte jihadista nell’Iraq occidentale. Sul piano politico, intanto, il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdoğan, hanno concordato che «occorre focalizzarsi su una soluzione politica al conflitto siriano». Al termine di un incontro a Sochi, in Russia, durato circa quattro ore, i due leader hanno sottolineato l'urgenza di una cessazione dei combattimenti. 

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23 novembre 2017

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