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Bombardamenti statunitensi
sulla roccaforte libica dell’Is

· Le forze di Tripoli avanzano verso il centro di Sirte ·

Nella battaglia per la liberazione di Sirte — occupata dai miliziani del cosiddetto Stato islamico — sono intervenuti ieri gli Stati Uniti con i primi raid sulla roccaforte libica infliggendo ai jihadisti «pesanti perdite». I bombardamenti “di precisione” — che hanno preso di mira anche carri armati e altri mezzi militari — sono state autorizzate dal presidente statunitense, Barack Obama, su raccomandazione del segretario alla Difesa, Ash Carter, e dietro richiesta del premier designato del Governo di unità nazionale libico sostenuto dall’Onu, Fayez Al Sarraj.

Un combattente filogovernativo a  Sirte (Reuters)

L’offensiva militare di Washington a sostegno delle forze di Tripoli, già impegnate sul campo, apre di fatto un nuovo fronte di guerra degli Stati Uniti nella lotta all’organizzazione terrorista. La caduta di Sirte — dove secondo il Pentagono sono presenti circa mille combattenti dell’Is — infliggerebbe infatti un duro colpo ai fondamentalisti già pesantemente bombardati in Siria e in Iraq.
I raid sono stati valutati «positivamente dall’Italia» ha reso noto ieri la Farnesina, precisando che Roma «incoraggia a realizzare le iniziative per ridare stabilità e pace ai libici». Anche la Francia riafferma la sua volontà di «rafforzare la sua cooperazione con il Governo di Tripoli in tutti gli ambiti, a cominciare dalla sicurezza e la lotta con il terrorismo». Lo ha affermato oggi il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, durante un colloquio telefonico con Al Sarraj. Ayrault ha inoltre «salutato la decisione delle autorità libiche di fare appello all’aiuto internazionale, che si traduce in particolare in bombardamenti statunitensi su obiettivi terroristici a Sirte».
Ad annunciare le operazioni è stato lo stesso Al Sarraj in un discorso alla televisione ieri pomeriggio: «Oggi sono iniziati i primi raid americani che hanno colpito postazioni jihadiste», infliggendo loro «pesanti perdite», ha detto il premier libico rivelando che il suo Governo aveva chiesto un «sostegno diretto agli Stati Uniti» per effettuare missioni in città. Il premier libico ha confermato allo stesso tempo il «rifiuto del suo Esecutivo a ogni tipo di ingerenza straniera senza mandato o autorizzazione del Governo di intesa nazionale». Al Sarraj ha aggiunto che la richiesta fatta agli Stati Uniti di «operare nella sola area di Sirte e per un periodo di tempo limitato con raid aerei e senza truppe sul terreno» — opzione quest’ultima confermata anche dal Pentagono — è stata presentata dal Consiglio presidenziale in coordinamento con i vertici militari che portano avanti da tre mesi l’offensiva per liberare Sirte.

E all’indomani dei primi raid aerei statunitensi a Sirte, le truppe del Governo di unità nazionale sono riuscite ad avanzare ulteriormente nella città, conquistando il quartiere centrale di Al-Dollar. Negli scontri con i miliziani dell’Is hanno perso la vita cinque soldati governativi e 17 sono rimasti feriti.

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