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Bomba a Baghdad

· ​Oltre cinquanta vittime nell’attentato rivendicato dall’Is ·

Baghdad, 17. Non si ferma l’offensiva jihadista in Iraq: 52 persone sono state uccise ieri da un’autobomba esplosa nel quartiere a maggioranza sciita di Bayya, nel settore sud della città. Altre decine di persone, tra 50 e 60, sono rimaste ferite. Si tratta del terzo attentato in tre giorni nella capitale irachena.

L’attacco, avvenuto nei pressi di un grosso concessionario d’auto molto frequentato durante il giorno, è stato rivendicato dal cosiddetto stato islamico (Is). Nello stesso quartiere l’Is ha colpito anche martedì scorso, uccidendo quattro persone. Due giorni fa invece il gruppo jihadista aveva sferrato un altro attacco al quartiere sciita di Habibiya nei pressi del grande quartiere di Sadr City, a nord della città, uccidendo undici persone. L’attentato di oggi è il più sanguinoso rivendicato dall’Is dal luglio 2016, quando un camion-bomba fu fatto esplodere nel quartiere di Karrada.

La situazione in Iraq è da tempo critica, non solo per le minacce dei gruppi jihadisti, ma anche per il livello dello scontro tra sciiti e sunniti e per la debolezza — rilevata da numerosi analisti a livello internazionale — del governo centrale di Baghdad, guidato dallo sciita Al Abadi. A dimostrare l’instabilità della situazione sono anche le recenti cifre fornite dalle Nazioni Unite, secondo cui almeno 7000 civili sono stati uccisi in Iraq nel 2016. L’Onu ha precisato che altri 12.388 civili sono rimasti feriti nell’anno appena concluso. Questi dati non comprendono le vittime civili nella provincia occidentale di Anbar, una delle situazioni più critiche, nei mesi di maggio, luglio, agosto e dicembre. Nell’anno precedente, nel 2015, le Nazioni Unite avevano registrato la morte di 7515 persone.

Intanto, i combattimenti a Mosul non si fermano. Governativi e forze della coalizione internazionale a guida statunitense hanno lanciato un’offensiva per conquistare la parte ovest della città ancora nelle mani dell’Is. Oltre 750.000 civili — secondo i dati Onu — sono al momento intrappolati nella parte occidentale di Mosul senza nessuna via di fuga sicura dai combattimenti. La zona orientale della città è già stata liberata, ma la vita stenta a riprendere.

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30 marzo 2017

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