Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Bolivia: appello dell’Osa
per la fine delle violenze

· Dopo oltre venti giorni di scontri tra polizia e dimostranti ·

 L’Organizzazione degli Stati americani (Osa) ha condannato gli ultimi atti di violenza avvenuti in Bolivia che ieri hanno fatto registrare una nuova vittima nel dipartimento di Cochabamba. L’Osa ha lanciato a sostenitori e oppositori del presidente Evo Morales un appello urgente a ripristinare una situazione di calma nel paese. «La violenza non deve avere spazio nella democrazia», ha esortato ieri la missione di osservatori elettorali (Moe) dell’Osa, presente ormai da giorni a La Paz perché impegnata nelle azioni di verifica del voto del 20 ottobre, da cui, come confermato dal Tribunale supremo elettorale, Morales è risultato nuovamente vincitore. Da quel giorno, a causa dei violenti scontri per le strade di La Paz, Santa Cruz, Cochabamba e Potosí, sono morte tre persone, circa 350 sono rimaste ferite e 220 sono state arrestate.

La Moe «esorta tutti gli attori politici e sociali, così come la cittadinanza in generale, ad attendere con serenità e in un clima pacifico i risultati del processo di revisione che porta avanti una squadra tecnica della segreteria generale Osa». La missione ha altresì denunciato «l’enorme mole di informazioni false che circolano sulle piattaforme social, comprese quelle che puntano a danneggiare la reputazione» del personale impegnato a compiere i controlli sulla correttezza dello svolgimento delle recenti elezioni.

Intanto, ieri, i governi di Brasile, Argentina, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, El Salvador, Stati Uniti, Guatemala, Honduras, Panama, Paraguay, Perú e Venezuela hanno diffuso una nota in cui sostengono l’operato della missione Osa e auspicano la collaborazione del governo boliviano nella raggiungere una soluzione della crisi politica. I paesi della regione latinoamericana hanno dichiarato congiuntamente di «supportare il lavoro professionale e tecnico del team di osservazione elettorale dell’Osa che continuano a lavorare per rafforzare il processo elettorale in Bolivia».

La scorsa notte intanto, poche ore prima dell’appello dell’Osa a La Paz sono almeno otto le persone rimaste ferite in nuovi scontri tra manifestanti detrattori di Morales e altri invece a suo favore. Tra i feriti ci sono anche poliziotti intervenuti per dividere le due fazioni. I disordini sono scoppiati dopo che una folla di persone, per lo più studenti universitari armati di caschi, scudi e bastoni, ha cercato di raggiungere piazza Murillo. La polizia è intervenuta con i lacrimogeni e le strade nei dintorni di piazza Murillo si sono trasformate in campo di battaglia tra agenti e manifestanti. La Paz, dove si trova il governo, rischia però in questo momento di diventare il fulcro dove convergono le manifestazioni delle due fazioni.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE