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Bolívar e la malinconia del vincitore

· Una mostra per il bicentenario dell’indipendenza dei Paesi latinoamericani ·

«Tutti i miei ragionamenti — scrive Simón Bolívar nella lettera al generale Urdaneta del settembre 1830 — arrivano a una stessa conclusione: non ho speranze di salvare la patria.  Questo sentimento, o meglio, questa convinzione, affoga i miei desideri e mi sommerge nella disperazione. Sono dell’opinione che tutto è perduto per sempre (...) se soltanto si trattasse di fare un sacrificio, fosse anche della mia felicità, della mia vita o del mio onore, credetemi, non vacillerei. Ma sono convinto che questo sacrificio sarebbe inutile, perché cambiare il mondo è al di sopra del potere di un uomo, e poichè sono incapace di dare la felicità alla mia patria, mi nego a governarla».

Don Julián de la Morena, uno dei curatori, cita le parole accorate del pater patriae per antonomasia dell’America Latina per illustrare il tema della mostra «Utopie e significato: due bandiere dell’indipendenza ispanoamericana. 1808-1824», allestita al Meeting di Rimini in occasione del bicentenario. Un percorso espositivo fatto di video e di pannelli, ombreggiati dai teli di un’immensa nave stilizzata, che vuole proporre uno sguardo più completo su un fenomeno complesso, non riducibile né a quella vulgata storica che insiste sulla «modernità» dell’America, caratterizzata — fin dall’inizio — da una ricerca precoce dell’indipendenza,  né al luogo comune di una filiazione diretta dalla rivoluzione francese, sotto la spinta degli ideali di «libertà, uguaglianza e fraternità».

«Gli uomini e le donne — continua de la Morena — protagonisti di quegli episodi che si estesero dalla California alla Terra del Fuoco così come i gruppi ideologici e  le grandi potenze che presero parte al conflitto si mobilitarono per ideali e interessi ben precisi». Se è vero che  «la persona di Napoleone — ammette il curatore — e le idee che incarnava, anche dopo essere stato sconfitto in tutti i campi di battaglia d’Europa, conquistarono molti leader, specialmente militari, che videro la possibilità di creare un nuovo ordine e si entusiasmarono all’idea di lottare per un continente libero», non bisogna dimenticare che «la maggior parte dei grandi uomini che cercarono l’indipendenza nell’America latina, dopo aver conseguito la vittoria per la quale avevano combattuto, patirono una profonda delusione, che non può essere spiegata in tutti i suoi fattori a causa delle normali difficoltà derivanti dalla vita politica.  Questa constatazione ci ha fatto cercare le “due bandiere” per le quali lottarono gli insorti. Da una parte, l’insegna ideale già conosciuta da tutti, ovvero l’essere indipendenti e protagonisti nelle terre del continente americano. Dall’altra quella più misteriosa che è un pensiero dominante in tutti gli uomini: il desiderio di infinito».

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13 dicembre 2019

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