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Bocciato il ricorso sul referendum turco

· La commissione elettorale dice no e l’opposizione annuncia nuove proteste ·

La commissione elettorale turca ha bocciato la richiesta di annullamento del contestato referendum sul presidenzialismo. A tre giorni dal voto, e dopo una serie di polemiche sui presunti brogli a favore del governo, la decisione segna un pesante stop alle speranze dell’opposizione di rimettere tutto in discussione. La corte si è pronunciata a larga maggioranza (10-1), come nelle attese di molti osservatori. 

Manifestazioni di protesta contro l’esito del referendum a Istanbul (Epa)

Il principale partito di opposizione, il kemalista Chp, ha già annunciato il prossimo passo: un nuovo ricorso alla corte costituzionale, che potrebbe essere seguito da quello alla corte europea dei diritti umani. Lo stesso Chp, per bocca della sua portavoce, non esclude nemmeno decisioni clamorose, come un abbandono del parlamento. Il presidente, Recep Tayyip Erdoğan, uno dei principali promotori della riforma, tira dritto. In un’intervista alla Cnn, Erdoğan ha negato con forza che il referendum sia un passo verso una distribuzione dei poteri sproporzionata. «Dove esiste la dittatura, non c’è un sistema presidenziale. Qui abbiamo le urne — ha affermato — la democrazia trae la sua forza dal popolo. È quella che chiamiamo volontà nazionale». I 18 emendamenti contenuti nella riforma riguardano i poteri esecutivi e legislativi nel paese. Tra questi, i punti principali della riforma comportano: l’abolizione del ruolo di primo ministro; un diverso ruolo del presidente che guida l’esecutivo potendo nominare e licenziare i ministri, e che non deve più essere neutrale e super partes ma può aderire al suo partito; l’aumento del numero di parlamentari da 550 a 600; il tetto d’età per il diritto di elezione passiva abbassato a 18 anni; la possibilità per il presidente di nominare quattro dei tredici giudici dell’alta corte. È prevista poi la figura di un vicepresidente. Tra i nuovi poteri del capo dello stato turco c’è poi anche quello di emettere decreti presidenziali sulla maggior parte delle questioni in capo all’esecutivo senza bisogno di un passaggio parlamentare. Non si fermano intanto le proteste di piazza.

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26 marzo 2019

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