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Bloccato il rimpatrio
dei rifugiati caldei dagli Stati Uniti

· La corte di Detroit sospende per 90 giorni il provvedimento di espulsione ·

Il giudice Mark Goldsmith di Detroit ha bloccato per novanta giorni il rimpatrio di cristiani caldei e di altri immigrati iracheni disposta lo scorso giugno in virtù delle nuove regole in materia di immigrazione poste in atto dall’amministrazione Trump. Il provvedimento era stato già temporaneamente bloccato dallo stesso giudice per periodi più brevi, e tutte le sospensioni scadevano lunedì 24 luglio. Il nuovo provvedimento disposto dal giudice Goldsmith ha preso atto anche delle segnalazioni fatte da alcuni cittadini iracheni che riferivano del rischio di poter subire violenze e persecuzioni, una volta reimpatriati nella propria terra d’origine.
Nella sua disposizione — riferisce l’agenzia Fides — Goldsmith ha anche messo in rilievo come i casi penali e giudiziari che pesavano su molti degli iracheni minacciati di rimpatrio — e tirati in ballo dalle forze di polizia come motivazione dei provvedimenti di espulsione — fossero in realtà casi “dormienti”, rispolverati all’occorrenza, in maniera evidentemente pretestuosa. Nelle motivazioni del provvedimento, il giudice ha quindi dichiarato che i diritti costituzionali degli immigrati iracheni — molti dei quali residenti negli Stati Uniti da lungo tempo — sono stati violati, e che le garanzie a tutela delle libertà fondamentali possono essere sospese solo nei rari casi di invasione straniera o sollevazione interna.

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21 novembre 2018

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