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​Bloccato anche il secondo
bando per gli immigrati

· ​Trump annuncia un ricorso legale ·

A poche ore dalla sua prevista entrata in vigore un giudice federale delle Hawaii e uno del Maryland hanno bloccato temporaneamente su base nazionale il secondo bando sull’immigrazione messo a punto dalla Casa Bianca. Si tratta della versione rivista del provvedimento, dopo che anche il primo era stato sospeso dal tribunale di Seattle. Il giudice delle Hawaii, Derrick Watson, ha considerato il testo discriminatorio sulla base della nazionalità affermando che danneggia i cittadini in quanto impedisce loro di ricevere visite da parenti provenienti dai sei paesi a maggioranza musulmana interessati dal provvedimento. Si imputa inoltre al bando un possibile danno al settore turistico per le Hawaii e limiti nella possibilità di accogliere studenti e lavoratori stranieri. Il presidente Donald Trump ha annunciato che questa volta intende portare il provvedimento fino alla corte suprema. «Il pericolo è chiaro, la legge è chiara, il bisogno per il mio ordine esecutivo è chiaro. Lotteremo e vinceremo», ha detto Trump durante un comizio tenuto a Nashville, in Tennessee, definendo la decisione del giudice un «abuso senza precedenti». Il nuovo testo era stato presentato dall’amministrazione Trump lo scorso 6 marzo dopo che il precedente ordine esecutivo, firmato il 27 gennaio, aveva innescato molte proteste, era stato impugnato da alcuni stati e poi era stato bloccato da un giudice federale di Seattle, prima di essere bocciato da una corte d’appello federale in California. Dopo questo iter la Casa Bianca ha deciso di rivedere il testo, riscrivendo le parti considerate più controverse e promettendo a quel punto che nulla si sarebbe trovato più da obiettare. Così però non è stato, nonostante il nuovo bando riduca da sette a sei i paesi a maggioranza musulmana interessati, cancellando dalla lista l’Iraq in risposta alle preoccupazioni espresse dal Pentagono circa le possibili ripercussioni nel rapporto con il governo iracheno in particolare per il suo impegno nella lotta contro il cosiddetto stato islamico (Is). 

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24 ottobre 2019

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