Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Bisogna lavorare per la posterità

· Winckelmann ai Musei vaticani ·

«Sileno con Dioniso bambino» (particolare)

«Bisogna lavorare per la posterità, e a questa vorrei lasciare un’eredità notevole» scriveva il grande storico dell’arte prussiano celebrato dalla mostra «Winckelmann. Capolavori diffusi nei Musei Vaticani», aperta dal 9 novembre 2018 al 9 marzo 2019. «Non vide mai i Musei Vaticani così come sono concepiti oggi — si legge nel comunicato stampa che spiega la nascita dell’allestimento — eppure una parte consistente delle collezioni pontificie si sono arricchite, negli anni successivi alla sua morte, con molte delle opere che egli osservò nelle raccolte nobiliari romane e alle quali dedicò le sue attenzioni e il suo prodigioso ingegno». L’esposizione ha dunque per i Musei una duplice finalità. Prima di tutto ha lo scopo di riportare all’attenzione del grande pubblico un personaggio che ha cambiato per sempre lo studio dell’archeologia influenzando tutte le generazioni successive, in occasione dell’anniversario della morte (8 giugno 1768). Contemporaneamente permette di ripercorrere la nascita di una parte consistente delle collezioni, da quel momento per la prima volta concepite non più come proprietà esclusiva di pochi, ma come luoghi destinati alla formazione culturale di tutti. L’esposizione — curata da Guido Cornini e Claudia Valeri — si articola in un percorso tematico diffuso che intende presentare ai visitatori cinquanta capolavori riletti attraverso le intuizioni, spesso geniali, del grande archeologo tedesco. All’interno dell’apparato didascalico che accompagna le opere selezionate sono riportati estratti degli scritti di Winckelmann; i suoi commenti e le sue illustrazioni, sempre erudite e raffinate, testimoniano come l’osservazione diretta dei manufatti e l’attenta lettura delle fonti letterarie furono le basi sulle quali lo studioso sviluppò le fondamenta teoriche dell’archeologia moderna. A Roma Winckelmann giunse nel 1755 per un breve soggiorno; vi trascorrerà tutto il resto dell’esistenza, conquistato dalla grandiosa bellezza delle antichità, «homo vago et inconstans, come si dimostrerà nel corso della sua breve vita — come scrive Barbara Jatta, direttore dei Musei, introducendo il catalogo — ma anche un abile stratega nell’accattivarsi conoscenze altolocate e preziose per i suoi fini (i cardinali Alberico Archinto, Domenico Passionei e Alessandro Albani tra i tanti) e soprattutto un intellettuale capace, come pochi, di influenzare con i suoi pensieri e con i suoi scritti le generazioni future di eruditi, studiosi, archeologi e storici dell’arte». La sala XVII della Pinacoteca è dedicata all’esposizione di alcune sue importanti produzioni letterarie (Geschichte der Kunst des Alterthums e Monumenti Antichi Inediti) concesse dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. E per la prima volta, è mostrato al pubblico un documento, datato 31 luglio 1764, in cui si fa menzione di una somma di denaro da versare «al Signor Gio. Winckelmann, Scrittore di lingua Tedesca».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 novembre 2018

NOTIZIE CORRELATE