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Bisogna andare

· Gli editoriali di Raimondo Manzini sull’Osservatore Romano ·

Cronaca di un’attesa annunciata, potrebbe essere il titolo dell’editoriale di Raimondo Manzini pubblicato sull’Osservatore Romano del 12 gennaio 1964, sei giorni dopo il rientro di Paolo VI dal viaggio in Terra Santa; «Viaggio in cui — sottolinea il direttore del giornale con giustificata solennità — il successore di Pietro dopo venti secoli e la venuta di Pietro a Roma torna sui luoghi della nostra Redenzione».

Manzini — prima di essere chiamato da Giovanni XXIII alla guida del quotidiano — era stato tra i fondatori della Democrazia cristiana emiliana, membro dell’Assemblea costituente della Repubblica italiana e poi deputato per cinque legislature consecutive. Era consapevole che il successore di Giovanni XXIII si era trovato a raccogliere l’eredità di un concilio promosso e avviato da Roncalli ma i cui esiti erano in là da venire: Papa Montini era esposto a malintesi e a fraintendimenti continui, facile bersaglio di recriminazioni e polemiche, considerato com’era troppo conservatore dai progressisti e troppo progressista dai conservatori. Forse per questo nei suoi commenti il direttore non perde occasione di sottolineare lo stretto nesso che lega il viaggio nei luoghi santi ai lavori conciliari. Il mondo si è commosso — continua il direttore dell’Osservatore Romano — «di questo esempio: del vedere il Papa procedere solo tra la folla, senza protezione e senza onori. E c’è qualcosa che fa riflettere in questa ritornante sottolineatura della stampa mondiale. A chi sa ben vedere, il Papa è sempre povero, sempre solo, sempre umile, anche nella gloria della Basilica Vaticana. Ma non pochi si fermano al fenomenismo ma non al mistero della fede. Ma — continua Manzini — se si conoscesse meglio la Chiesa! Essa oggi deve “andare”, “peregrinare” per essere finalmente compresa. E il suo colloquio, onde farsi proficuo e intelligibile, si svolge sul terreno stesso dove gli uomini moderni amano situarsi e dal quale sarà più facile aiutarli a risalire alle verità trascendenti: il terreno della storia, della realtà temporale, del valore positivo del mondo»; il tante volte ripetuto, insistito, chiesto con accorata determinazione “andare nelle periferie” di Papa Francesco, con qualche decennio di anticipo.

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23 maggio 2019

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