Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Biblioteche
al freddo

· ​Tecnologie e manoscritti ·

È prerogativa di una biblioteca conservare con cura i volumi che lungo i secoli vi sono stati raccolti. E comprendiamo quanta attenzione sia stata assicurata a quei volumi per permettercene la consultazione ancora molti secoli dopo la loro origine: pensiamo a un incunabolo o a una cinquecentina, che sfogliamo e studiamo cinquecento e più anni dopo la loro stampa. E, per i manoscritti, possiamo ancora consultare con frutto pagine vergate mille o persino duemila anni fa. Conservare è un dono prezioso, per il quale siamo grati a molti che ci hanno preceduto. 

L’Arctic World Archive (Isole Svalbard, Norvegia)

Si sa che oggi alla conservazione tradizionale si è affiancato un ulteriore strumento: la digitalizzazione ad alta definizione. Fotografando un manoscritto, conservo infatti memoria di esso come si trova ora, prima di eventuali deperimenti che possono purtroppo sopravvenire nel corso di anni e di secoli. Inoltre, fornire una copia digitalizzata significa dare in consultazione quel manoscritto per tutto il tempo necessario ma dopo aver lavorato sulle sue immagini riprodotte senza quindi accedere a tempo pieno all’originale.
Si presenta ora un’ulteriore modalità: la conservazione digitale su nastro. Da vari decenni, è vero, è stata adottata la pratica di microfilmare i manoscritti, così da averne una copia di garanzia. Ma ciò di cui sto parlando è ‒ una nanotecnologia brevettata dalla società Piql As di Drammen (Oslo) è qualcosa di nuovo. Si tratta infatti di preservare, all’interno di una speciale pellicola, la cui durata è garantita per almeno 500 anni, qualsiasi tipo di dati digitali in forma binaria semplice (0101), in una modalità open source, che rimanga inalterabile e che possa allo stesso tempo venir recuperata in futuro in modo facile e veloce.
Per quale motivo anche questo tipo di conservazione dei dati? Semplicemente, ma certo saggiamente, per un atteggiamento di prudenzialità: meglio avere una copia in più che conservi i dati digitali così faticosamente raccolti.
La Biblioteca Apostolica Vaticana si è specializzata nella conservazione a lungo termine dei dati digitali grazie all’utilizzo del formato Fits (Flexible Image Transport System), affidato alla comunità scientifica internazionale che lo aggiorna da più di quarant’anni, in quanto estremamente flessibile. Inoltre una recente intesa con la European Space Agency (Esa) ci permette di collaborare al Long Term Data Preservation programme in vista di una standardizzazione del formato fits a livello europeo.
Ora, collaborando con la società Piql, la Vaticana accosta a quella conservazione, per un gruppo particolare di suoi manoscritti, anche questa ulteriore tecnologia, conservando questi stessi dati digitali su nastro. Un prototipo di questo progetto è stato realizzato sul codice urbinate de La divina commedia (Urb. lat. 365): oltre al nastro conservato in Biblioteca, una sua copia è stata collocata nell’Arctic World Archive, alle isole Svalbard, in Norvegia: un luogo particolarmente protetto, visto che le isole sono state dichiarate territorio demilitarizzato e che l’archivio si trova all’interno di una montagna a prova di disastro nucleare; inoltre, grazie alla temperatura rigida del luogo, la durata del nastro viene garantita, in questo caso, per 1000 anni.
Il 28 febbraio, con la firma di un documento fra la Biblioteca Vaticana, la società Piql e la società thailandese scg Chemicals e grazie alla generosa sponsorizzazione di quest’ultima, prenderà avvio la digitalizzazione di un gruppo di manoscritti, alcuni di area thailandese, altri fra i più preziosi della raccolta vaticana: i dati digitali delle immagini verranno conservati sia nel Data Center della Biblioteca, nel formato fits di lunga conservazione, sia sulla speciale pellicola predisposta da Piql.
Lo spirito originario, che ha permesso alla Vaticana di conservare i propri manoscritti e stampati per secoli sino a oggi, si esprime ora in una gradita cooperazione con le competenze tecniche di due società, norvegese e thailandese anche in questa ulteriore modalità di conservazione.

di Cesare Pasini

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE