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​Bibbie giganti

· Uno studio sui codici dell’XI secolo ·

Può sembrare un ozioso pleonasmo conferire al libro sacro un attributo, che ne garantisca, subito a prima vista, un titolo di autorevolezza e attendibilità, a meno che non ci si voglia riferire alla Bibbia come collezione di «byblia», libretti minori, ben settantatré, integrati in una unità superiore, quale appunto risulta essere la nostra Bibbia. Il pleonasmo, comunque, può diventare anche una forma di duplicata affermazione della dignità di un libro che è ovviamente grande in sé e per sé. Esistono, del resto, anche in natura elementi la cui grandezza è inclusiva di molteplici entità coesistenti e coerenti in una gigantesca compatta dimensione. Basti pensare al cielo o al mare o ai deserti. In modo speciale il mare a volte assume anche un nome nuovo, quando si qualifica come mare magnum, ovvero oceano o anche atlantico per ovvie reminiscenze mitologiche. A questo riguardo, se di grandezza si tratta, la Bibbia possiamo qualificarla grande in riferimento a certe edizioni di dimensioni maggiorate tuttora oggetto di studio. Ed è per questo che si parla di “Bibbie atlantiche”.

Bibbia fiorentina  della metà del XII secolo

Di esse riferisce, nella recente pregevole pubblicazione plurilingue, francese, italiana, inglese, un corposo volume Les Bibles atlantiques. Le manuscrit biblique à l’époque de la Réforme de l’Église du XI siècle (sous la direction de Nadia Togni, Firenze, Sismel, Edizioni del Galluzzo, 2016, pagine 613, euro 77), come atti di un colloquio internazionale svoltosi a Ginevra dal 25 al 27 febbraio 2010 sul medesimo tema. L’opera è dedicata, con fotografia, «À la mémoire de dom Réginald Grégoire (1935-2012), infatigable travailleur de la Vulgate dont la voix a encore retenti à Genève».
I 25 saggi, raccolti nel volume per complessive 579 pagine, sono articolati in sette sezioni: produzione di Bibbie atlantiche, decorazione, tradizioni testuali, istituzioni monastiche, altre Bibbie giganti, notizie complementari, inventario. Una presentazione e una introduzione precedono il corpo testuale, che in chiusura è seguito da una conclusione e da funzionali indici di persone e autori antichi, medievali, moderni e contemporanei, di toponimi, di manoscritti e documenti d’archivio. Ogni saggio è corredato da una preziosa ampia rassegna bibliografica sull’argomento e ben centosettantanove figure in bianco e nero illustrano le trattazioni scritte, integrate da un intero sedicesimo comprendente in chiusura trentadue tavole a colori.
Secondo il programma tematico dettato per il colloquio, gli oggetti studiati coprono un vasto spazio specialistico che va, per gradualità strutturale, da paleografia a codicologia, da codici atlantici profani al successo non univoco delle edizioni, da diffusione geografica a presenza monastica, da edizione della Volgata a liturgia e a riforma della Chiesa. Un inventario censimento delle Bibbie atlantiche accresce di molto il pregio del volume.
Le Bibbie atlantiche appartengono a un genere di manoscritto dalle dimensioni amplificate, con il testo biblico completo della Volgata, in un solo volume, identificabili per una sostanziale uniformità quanto a proprietà materiali, grafiche, ornamentali e testuali. Dette anche “Bibbie giganti”, sono reperibili quasi esclusivamente in Europa, con le scarse eccezioni degli esemplari di New York, Washington e Stanford.
Tra le sedi proprietarie si distinguono la Biblioteca apostolica vaticana, la Biblioteca medicea laurenziana di Firenze, a Roma le Biblioteche Angelica, Casanatense, Nazionale, Vallicelliana, a Venezia la Biblioteca Marciana, l’Archivio di Stato; tra i monasteri emergono Perugia e Montecassino che ospitò una memorabile mostra nell’anno del Grande Giubileo del 2000. Ne vantano il possesso anche centri minori come Bazzano (Bologna), Corfinio (L’Aquila), Ozieri (Sassari), Randazzo (Catania).
Già nel momento storico del pontificato di Leone IX (1049-1054) simonia e nicolaismo richiedevano un rinnovamento con interventi decisi, che il papato si assunse direttamente, ricorrendo alla diffusione di una nuova coscienza di Chiesa attraverso la diffusione del libro sacro. La storiografia odierna individua nella produzione e diffusione delle Bibbie atlantiche il più evidente fenomeno di supporto alla riforma gregoriana, sussidio primario per l’unità e autenticità della riforma stessa.
Nel nostro momento storico, carico di fermenti ecumenici e criticità ecclesiali, giunge questo volume di stimolante attualità, che ridesta l’attenzione a quell’umile segno della carta scritta e signum magnum del Libro sacro, la Grande Bibbia, quale indicatore esemplare di metodologie di dialogo e di rinnovamento delle coscienze e dei costumi. «Prendi il libro e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele» (Apocalisse 10, 9).

di Fortunato Frezza

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24 agosto 2019

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